Bando Sicurezza 2025-2026 Lecce: 200.000 euro per la videosorveglianza delle imprese
La Camera di Commercio di Lecce mette sul piatto 3.000 euro a fondo perduto per ogni impresa che installa un impianto di videosorveglianza antirapina. Non un prestito, non un credito d’imposta da spalmare in dieci anni: un voucher che copre metà della spesa, accreditato dopo la rendicontazione. La dotazione complessiva è di 200.000 euro e il termine, dopo due proroghe, arriva ora alle ore 19:00 del 31 luglio 2026. Chi ha la sede legale in provincia di Lecce e rientra nei parametri delle MPMI ha quindi ancora qualche mese per muoversi. Ma la procedura è a sportello, secondo l’ordine cronologico di arrivo: i fondi si esauriscono man mano che le domande vengono istruite. In questa guida trovi tutto quello che serve per capire se conviene candidarsi e come farlo senza commettere gli errori che fanno saltare il contributo.
In sintesi
Voucher a fondo perduto pari al 50% delle spese, fino a 3.000 euro (più 300 euro per certificazione di genere o rating di legalità). Investimento minimo 1.500 euro. Beneficiari: MPMI con sede legale in provincia di Lecce. Sportello aperto fino al 31 luglio 2026, regime de minimis, dotazione 200.000 euro.
Cos’è il Bando Sicurezza 2025 della Camera di Commercio di Lecce
Il Bando Sicurezza – Edizione 2025 nasce all’interno del “Patto per la sicurezza urbana”, sottoscritto su iniziativa del Prefetto di Lecce. L’idea di fondo è semplice: incentivare le imprese a dotarsi di sistemi di videosorveglianza digitale di qualità, mettendoli poi a disposizione delle forze dell’ordine. Si crea così una rete di sorveglianza partecipata che serve sia al singolo esercizio sia alla sicurezza del territorio.
Lo strumento tecnico è il voucher a fondo perduto. La Camera di Commercio copre il 50% della spesa per acquistare, installare, potenziare o attivare l’impianto, fino a un tetto di 3.000 euro per impresa. Non è una graduatoria a punteggio: chi rispetta i requisiti e presenta una domanda completa viene ammesso, fino a quando ci sono risorse.
Bandi simili stanno nascendo in molte Camere di Commercio italiane, tutti collegati a protocolli con le Prefetture. Quello di Lecce ha una dotazione più consistente della media e un massimale per impresa tra i più alti.
A chi si rivolge: requisiti per partecipare
Possono accedere le micro, piccole e medie imprese (definizione Allegato 1 Reg. UE 651/2014) con alcuni paletti precisi:
- Sede legale nella circoscrizione della Camera di Commercio di Lecce;
- Iscrizione al Registro Imprese entro il 31 dicembre 2022;
- Regolarità nel diritto annuale camerale dal 2022;
- Domicilio digitale (PEC) valido;
- DURC regolare e rispetto del D.lgs. 81/2008;
- Assenza di procedure concorsuali e di cause ostative antimafia.
Le medie imprese devono inoltre essere in regola con l’obbligo assicurativo catastrofale (L. 213/2023). E un vincolo vale per tutti: una sola domanda per impresa.
📌 Il requisito dell’iscrizione entro il 31.12.2022 esclude le imprese nate dal 2023 in poi. Verifica questa data prima di qualsiasi altra valutazione.
Cosa finanzia: spese ammissibili e requisiti tecnici
Il voucher copre acquisto, installazione, potenziamento e attivazione di impianti di videosorveglianza antirapina digitali, su immobili affacciati sulla via pubblica e sede di attività. Ma non basta una telecamera qualsiasi: il bando fissa requisiti tecnici stringenti.
Requisiti tecnici dell’impianto
Risoluzione telecamere:
Minima 8K, con lettura targhe dei mezzi in transito
Registrazione:
Digitale audio e video, 24 ore su 24
Illuminazione:
Dispositivi di illuminazione notturna
Archiviazione:
DVR telematici fuori dall’unità finanziata, registrazioni per almeno 14 giorni
Disponibilità:
Registrazioni accessibili alle forze dell’ordine su richiesta
Le spese si intendono al netto dell’IVA, salvo che l’impresa dimostri di non poterla recuperare. Vincolo temporale fondamentale: spese ammissibili dal 1° gennaio 2024 al 31 marzo 2026. La proroga ha spostato il termine di presentazione domande, ma il periodo di ammissibilità delle spese resta agganciato al 31 marzo 2026 nella formulazione originaria.
Quanto vale il contributo: importi e premialità
- Contributo base: 50% delle spese, fino a 3.000 euro;
- Investimento minimo: 1.500 euro;
- Premialità: +300 euro per certificazione di genere o rating di legalità;
- Erogazione: al netto della ritenuta d’acconto del 4% (art. 28 c.2 DPR 600/1973).
Il conto in tre righe
Spesa 6.000 € → contributo 3.000 € (tetto massimo). Spesa 3.000 € → contributo 1.500 €. Spesa 1.500 € (minimo) → contributo 750 €. Per saturare il voucher massimo serve un investimento di almeno 6.000 euro.
Come presentare domanda: procedura e piattaforma
La domanda si presenta esclusivamente in modalità telematica, con firma digitale, tramite la piattaforma RESTART di InfoCamere. La finestra va dalle ore 10:00 del 15 gennaio 2026 alle ore 19:00 del 31 luglio 2026 (termine prorogato due volte).
La procedura è valutativa a sportello: domande istruite secondo l’ordine cronologico, fino a esaurimento risorse. Non conta la qualità del progetto rispetto agli altri, conta arrivare prima che i 200.000 euro si esauriscano. Un intermediario diverso dalle associazioni di categoria può inviare al massimo 5 pratiche. L’istanza sconta l’imposta di bollo di 16 euro (F24).
I documenti da preparare
- Modello base generato dal sistema, firmato digitalmente;
- Modulo di domanda (dichiarazione ex art. 47 DPR 445/2000) con elenco fatture;
- Grafico di dislocazione telecamere e campo di rilevazione;
- Dichiarazione sulla tracciabilità dei flussi finanziari;
- Fatture quietanzate e pagamenti tracciabili (esclusi assegni);
- Attestazione di regolare esecuzione dell’impianto;
- Report self-assessment “SUSTAINability” (esg.dintec.it);
- Ricevuta F24 imposta di bollo.
Cumulabilità con altre agevolazioni
Gli aiuti sono concessi in regime de minimis (Reg. UE 2023/2831). Il massimale è di 300.000 euro per impresa unica in tre esercizi (il vecchio 200.000 € del Reg. 1407/2013 è superato).
Cumulo con altri strumenti
Altri aiuti de minimis:
✅ Sì, fino al massimale di 300.000 €
Aiuti GBER / autorizzati:
✅ Sì, nei massimali del regolamento applicabile
Altre agevolazioni pubbliche:
⚠️ Sì, se la somma non supera il valore dell’investimento
Garanzie pubbliche (Fondo MCC):
✅ Sì, senza limiti di intensità
⚠️ Principio invalicabile: divieto di doppio finanziamento. La stessa spesa non può essere coperta oltre il 100% da fonti pubbliche diverse.
Obblighi dopo la concessione
- Mantenimento 5 anni: attrezzature funzionanti, con manutenzione e aggiornamento;
- Conservazione 10 anni: documentazione di spesa a disposizione dei controlli;
- Disponibilità alle forze dell’ordine: impegno irrevocabile firmato prima della liquidazione. Il diniego comporta la revoca.
Non sono formalità. Sono i vincoli più spesso dimenticati, quelli che possono trasformare un contributo ottenuto in una somma da restituire con interessi.
Conviene candidarsi? Valutazione realistica
Aspetti positivi: contributo a fondo perduto consistente, procedura digitale, ampi margini di cumulo de minimis. Limiti: il tetto di 3.000 euro copre bene un piccolo esercizio ma solo parzialmente impianti complessi, e i requisiti tecnici (8K, lettura targhe) impongono apparati di fascia medio-alta.
La vera variabile è il tempo. Con 200.000 euro e un massimale di 3.000 euro possono essere finanziate circa 60-70 imprese. La doppia proroga lascia intendere che le risorse non si sono esaurite rapidamente: buona notizia per chi è ancora in valutazione. Ma la logica dello sportello resta: chi presenta una domanda completa prima, vince.
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Domande frequenti
Le imprese nate nel 2023 possono partecipare?
No. Serve l’iscrizione al Registro delle Imprese entro il 31 dicembre 2022.
Posso presentare più domande?
No, è ammessa una sola domanda per impresa.
La proroga ha spostato anche il termine delle spese?
La proroga riguarda la presentazione delle domande. Il periodo di spesa, in origine, è fissato al 31 marzo 2026: meglio verificarlo con la Camera di Commercio prima di sostenere nuove spese.
Conclusione
Il Bando Sicurezza 2025 è un’occasione concreta per le MPMI salentine che vogliono proteggere la propria attività con fondi pubblici. Voucher a fondo perduto, dotazione 200.000 euro, finestra estesa al 31 luglio 2026. Il consiglio: verifica i requisiti soggettivi (in primis la data di iscrizione), assicurati che l’impianto rispetti le specifiche tecniche, e presenta una domanda completa il prima possibile. In una procedura a sportello, la tempestività vale quanto la conformità.
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⚠️ Disclaimer
Le informazioni contenute in questa guida sono fornite a scopo puramente informativo e non costituiscono una consulenza professionale. Nonostante l’impegno per garantire l’accuratezza delle informazioni, non possiamo assicurare che siano complete, aggiornate o prive di errori.
Per informazioni ufficiali e aggiornate, si raccomanda di consultare sempre i siti ufficiali degli enti erogatori e la normativa di riferimento. FinanziamentiSalento non si assume alcuna responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni contenute in questa guida.
Il Bando Sicurezza 2025-2026 della Camera di Commercio di Lecce mette a disposizione delle MPMI provinciali un voucher a fondo perduto per installare o potenziare impianti di videosorveglianza antirapina digitali. L’iniziativa nasce nell’ambito del Patto per la sicurezza urbana promosso dalla Prefettura di Lecce e ha una dotazione complessiva di 200.000 euro. Il contributo copre fino al 50% delle spese, con un tetto di 3.000 euro per impresa.
A chi si rivolge
Possono accedere micro, piccole e medie imprese (come definite dall’Allegato 1 del Reg. UE 651/2014) con sede legale nella circoscrizione territoriale della Camera di Commercio di Lecce. Servono alcuni requisiti precisi: iscrizione al Registro delle Imprese entro il 31.12.2022, regolarità nel pagamento del diritto annuale a partire dal 2022, domicilio digitale valido, DURC regolare e rispetto delle norme su salute e sicurezza sul lavoro (D.lgs. 81/2008). Sono escluse le imprese in stato di fallimento, liquidazione o concordato, e quelle con cariche sociali soggette a cause ostative antimafia. Le medie imprese devono inoltre essere in regola con l’obbligo assicurativo catastrofale (L. 213/2023). Ogni impresa può presentare una sola domanda.
Cosa finanzia
Il voucher copre l’acquisto, l’installazione, il potenziamento e l’attivazione di sistemi di videosorveglianza digitale collocati su immobili che si affacciano sulla via pubblica e sede di attività produttive, commerciali o industriali. I requisiti tecnici sono stringenti:
- Telecamere con risoluzione minima 8K, capaci di leggere le targhe dei mezzi in transito;
- Posizionamento preliminare all’esterno dei locali, con dispositivi di illuminazione notturna;
- Funzionamento 24 ore su 24 e archiviazione su DVR collegati telematicamente, collocati fuori dall’unità finanziata;
- Conservazione delle registrazioni per almeno 14 giorni.
Le registrazioni vanno messe a disposizione delle forze dell’ordine su richiesta: prima della liquidazione l’impresa firma un impegno irrevocabile in tal senso. Le spese si intendono al netto dell’IVA, salvo che il beneficiario dimostri di non poterla recuperare.
Agevolazioni disponibili
L’agevolazione è un contributo a fondo perduto in forma di voucher.
- Fondo perduto: 50% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 3.000 euro;
- Premialità: ulteriori 300 euro per le imprese in possesso della certificazione di genere o del rating di legalità in corso di validità;
- Investimento minimo: 1.500 euro.
I voucher vengono erogati al netto della ritenuta d’acconto del 4% (art. 28, c.2, DPR 600/1973).
Procedura e tempistiche
Le domande si presentano esclusivamente in via telematica, con firma digitale, tramite la piattaforma RESTART. La finestra va dalle ore 10:00 del 15/01/2026 alle ore 19:00 del 31/07/2026 (termine prorogato rispetto all’originario 31/03/2026). La valutazione è a sportello, secondo l’ordine cronologico di presentazione: in caso di fondi insufficienti, l’ultima domanda istruita con esito positivo è ammessa fino a concorrenza delle risorse. L’invio può essere delegato a un intermediario abilitato, che però (se diverso dalle associazioni di categoria) può trasmettere al massimo 5 pratiche. L’istanza sconta l’imposta di bollo di 16 euro.
Cumulabilità
Gli aiuti sono concessi in regime de minimis (Reg. UE 2831/2023 e regolamenti correlati per agricoltura e pesca). Il massimale è di 300.000 euro per impresa unica nell’arco di tre anni. L’agevolazione è cumulabile, sugli stessi costi, con altri aiuti de minimis fino al relativo massimale e con aiuti in esenzione o autorizzati dalla Commissione, nel rispetto dei massimali del regolamento applicabile. È inoltre cumulabile con altre agevolazioni pubbliche a condizione che la somma complessiva non superi il valore dell’investimento e che la normativa di riferimento lo consenta.
Documentazione richiesta
- Modello base generato dal sistema, firmato digitalmente;
- Modulo di domanda (dichiarazione sostitutiva ex art. 47 DPR 445/2000) con elenco fatture e documenti di spesa;
- Grafico di dislocazione delle telecamere e campo di rilevazione;
- Dichiarazione fiscale sul tracciamento dei flussi finanziari;
- Copia delle fatture quietanzate e dei pagamenti tracciabili (esclusi assegni);
- Attestazione di regolare esecuzione dell’impianto;
- Report “SUSTAINability” di self-assessment (esg.dintec.it);
- Ricevuta F24 dell’imposta di bollo.
Punti di attenzione
Attenzione ai vincoli post-concessione: le attrezzature vanno mantenute funzionanti per almeno 5 anni, con manutenzione e aggiornamento, e la documentazione di spesa va conservata per 10 anni. Il diniego all’acquisizione delle registrazioni da parte delle forze dell’ordine comporta la revoca del voucher. Nella pratica, trattandosi di procedura a sportello con dotazione contenuta, conviene presentare domanda completa il prima possibile dopo l’apertura.
Filiere di Puglia (SRD13): il bando da 40 milioni per la trasformazione dei prodotti agricoli
Quaranta milioni di euro sul tavolo. Contributo a fondo perduto fino al 50% per chi trasforma e commercializza prodotti agricoli in Puglia. E una finestra che si chiude il 16 luglio 2026. Il bando “Filiere di Puglia” — nome commerciale dell’Intervento SRD13 del CSR Puglia 2023-2027 — è uno degli strumenti più pesanti messi in campo dalla Regione per il comparto agroalimentare di questo ciclo di programmazione.
In questa guida trovi tutto quello che serve per capire se la tua impresa rientra: chi può fare domanda, quanto si ottiene davvero, quali spese passano e quali no, come si costruisce il punteggio in graduatoria e — soprattutto — le scadenze operative reali. I dati che leggi qui sono presi dal testo consolidato dell’Avviso, approvato con Determinazione dell’Autorità di Gestione n. 31 del 15 maggio 2026, che ha sostituito integralmente la prima versione di aprile.
In sintesi
Cosa: contributo in conto capitale per investimenti in trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.
Quanto: 50% per le PMI, 25% per le grandi imprese. Spesa minima 200.000 €, massimo 4 milioni di € per beneficiario.
Dotazione: 40 milioni di euro.
Chi: imprese singole o associate del settore agroalimentare pugliese — caseifici inclusi per la prima volta.
Quando: domande fino al 16 luglio 2026 (con scadenze intermedie a inizio luglio).
Cos’è il bando Filiere di Puglia e cosa finanzia
L’Intervento SRD13 si chiama, per esteso, “Investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli”. Fa parte del Complemento per lo Sviluppo Rurale (CSR) della Puglia 2023-2027, lo strumento regionale con cui passano i fondi europei FEASR della nuova PAC. La regìa è della Regione Puglia – Dipartimento Agricoltura e Sviluppo Rurale, mentre l’Organismo Pagatore è AGEA.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la competitività del sistema agroalimentare regionale. Tradotto in pratica: aiutare chi lavora, trasforma, conserva, confeziona e vende prodotti agricoli a modernizzare gli impianti, ridurre i costi energetici e aumentare il valore aggiunto delle produzioni pugliesi.
Il bando si articola su due Azioni, che possono essere attivate anche insieme nella stessa domanda.
Azione 1 – Modernizzazione dei processi produttivi e gestionali
È il cuore dello strumento. Finanzia gli investimenti materiali e immateriali che migliorano i processi di trasformazione e commercializzazione: cernita, lavorazione, conservazione, stoccaggio, condizionamento, trasformazione, confezionamento. In concreto, parliamo di ammodernamento o ampliamento dei capannoni produttivi, acquisto di macchinari e linee di lavorazione, impianti, attrezzature.
Azione 2 – Energia da fonti rinnovabili per autoconsumo
Qui si finanziano gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili — eolico, solare, biogas, biomassa — destinati esclusivamente all’autoconsumo aziendale, oltre ai sistemi di recupero del calore. Attenzione ai limiti tecnici: la capacità produttiva non può superare 1 MWe per gli impianti elettrici e 3 MWt per quelli termici, e deve essere commisurata al fabbisogno energetico totale dell’azienda. Gli impianti a biomassa per la produzione elettrica devono funzionare in assetto cogenerativo, con recupero di almeno il 15% di energia termica.
Un punto che genera spesso confusione: il prodotto finale può anche non rientrare nell’Allegato I del TFUE — cioè può essere un prodotto “non agricolo” in senso tecnico — purché derivi da materie prime agricole ammissibili. Restano fuori, in ogni caso, i prodotti della pesca e dell’acquacoltura.
Chi può accedere: beneficiari e requisiti di ammissibilità
Possono presentare domanda le imprese singole o associate che operano nella trasformazione e/o commercializzazione dei prodotti agricoli compresi nell’Allegato I del Trattato. Sono ammesse sia le PMI sia le grandi imprese — con aliquote diverse, lo vedremo tra poco.
La novità di questa edizione, sottolineata dalla stessa Regione, è l’ingresso esplicito dei caseifici tra i beneficiari: una prima assoluta per la misura, pensata per un comparto — quello lattiero-caseario — considerato strategico ma storicamente penalizzato negli investimenti strutturali.
Detto chi può entrare, vediamo chi resta fuori. La normativa fissa una serie di requisiti soggettivi che vanno rispettati tutti, pena l’inammissibilità della domanda.
| Requisito | Cosa significa in pratica |
|---|
| Settore ammesso | Trasformazione e/o commercializzazione di prodotti agricoli (Allegato I TFUE), esclusi pesca e acquacoltura. |
| Impresa non in difficoltà | Esclusione delle imprese in difficoltà ai sensi del Reg. UE 2472/2022. |
| Regolarità contributiva | DURC regolare. In caso di irregolarità si possono avere 60 giorni per sanare prima dell’esclusione. |
| Assenza di condanne | Nessuna condanna definitiva per reati che escludono dagli appalti pubblici, frodi alimentari o frodi ai danni dei fondi UE. |
| Sicurezza sul lavoro | Nessuna grave infrazione accertata in materia di salute, sicurezza e contrasto al lavoro irregolare. |
| Situazione concorsuale | Non in liquidazione giudiziale o concordato (salvo concordato in continuità aziendale). |
| Aiuti pregressi | Nessuna decadenza con revoca e mancata restituzione di aiuti negli ultimi 5 anni. |
C’è poi un vincolo che merita attenzione per chi è anche produttore agricolo primario. Se l’impresa coltiva e trasforma in proprio, l’attività di trasformazione/commercializzazione deve riguardare in misura prevalente — almeno il 66% della materia prima utilizzata — prodotti conferiti o acquistati da soggetti terzi. E in tutti i casi, almeno il 10% della materia prima da terzi deve provenire da produttori agricoli singoli o associati ai sensi dell’art. 2135 del Codice Civile. È una logica precisa: l’investimento deve generare ricadute sui produttori agricoli di base, non solo sull’azienda che trasforma.
Quanto si ottiene: importi, aliquote e regime di aiuto
Il sostegno è una sovvenzione in conto capitale — un rimborso, cioè, dei costi ammissibili effettivamente sostenuti. Non un prestito, non una garanzia. Fondo perduto vero.
Le aliquote: 50% per le PMI, 25% per le grandi imprese
L’intensità dell’aiuto cambia in base alla dimensione dell’impresa, secondo la classificazione europea:
| Tipo di impresa | Aliquota massima | Unit Amount SIAN |
|---|
| Piccola e media impresa (PMI) | 50% della spesa ammissibile | SRD13-PUG-01 |
| Grande impresa | 25% della spesa ammissibile | SRD13-PUG-02 |
Sui limiti di spesa, i numeri da tenere a mente sono tre. La spesa ammissibile complessiva non può essere inferiore a 200.000 € (comprensiva delle spese generali): sotto questa soglia non si entra nemmeno. All’estremo opposto, c’è un tetto di 4.000.000 € per singola operazione di investimento, e lo stesso tetto di 4 milioni vale come limite massimo riconoscibile per ciascun beneficiario sull’intero periodo di programmazione 2023-2027 — eventuali trascinamenti dalla vecchia programmazione inclusi.
Esempio numerico
Una PMI casearia che presenta un progetto da 1.000.000 € di spesa ammissibile può ottenere fino a 500.000 € di contributo a fondo perduto (50%). La parte restante resta a carico dell’impresa, anche tramite finanziamento bancario. Se quel finanziamento copre almeno il 75% della quota privata ed è già deliberato dalla banca al momento della domanda, si guadagnano anche 10 punti preziosi in graduatoria.
De minimis o art. 42 TFUE? Dipende dal prodotto finale
Qui c’è la distinzione tecnica più importante dell’intero bando, e va capita bene perché cambia i massimali.
- Prodotto finale che rientra nell’Allegato I del TFUE (per esempio: olio, formaggi, vino, conserve di ortofrutta, prodotti a base di carne): il sostegno è concesso ai sensi dell’art. 42 del TFUE, regime agricolo. In questo caso non si applica il tetto de minimis.
- Prodotto finale che NON rientra nell’Allegato I (cioè quando la trasformazione genera un prodotto “non agricolo”): si applica il regime de minimis del Reg. UE 2023/2831. Qui il contributo pubblico complessivo non può superare 300.000 € per “impresa unica” nell’arco di tre anni, calcolati su base mobile.
Il massimale de minimis vigente è quindi di 300.000 €, non i vecchi 200.000 € del precedente regolamento. E si calcola sul concetto di “impresa unica”, che comprende tutte le imprese collegate a monte e a valle. Se in fase istruttoria emerge un superamento del plafond, l’importo concedibile viene rideterminato in contraddittorio con il richiedente.
Spese ammissibili e non ammissibili
Sapere cosa il bando paga — e cosa no — è metà del lavoro. Un progetto pieno di voci inammissibili rischia non solo di perdere quella spesa, ma di compromettere l’intera operazione.
Cosa è ammissibile
| Categoria | Dettaglio e vincoli |
|---|
| Opere edili e immobili | Costruzione, acquisizione (anche in leasing), ristrutturazione, recupero e ampliamento di immobili destinati a stoccaggio, lavorazione, trasformazione, confezionamento e commercializzazione. L’ampliamento è ammesso solo come piccoli volumi adiacenti, strettamente funzionali al potenziamento della capacità produttiva. |
| Nuove strutture (comparti specifici) | Solo per ortofrutticolo, floricolo e zootecnico (latte) è ammessa la realizzazione di nuove strutture, incluso l’acquisto del terreno purché non superi il 10% del costo totale. |
| Acquisto immobili | Ammesso (esclusi i terreni), entro il 30% del costo totale, con prezzo inferiore al costo di ricostruzione e non superiore al valore di mercato, e a condizione che l’immobile non abbia ricevuto aiuti pubblici nei 10 anni precedenti. |
| Macchinari e impianti | Acquisto o leasing di macchinari, impianti, attrezzature e allestimenti nuovi, inclusa la messa in opera. |
| Impianti energetici (Azione 2) | Fonti rinnovabili per autoconsumo, entro 1 MWe / 3 MWt, con i vincoli di sostenibilità della Direttiva UE 2018/2001. |
| Spese generali | Progettazione, studi di fattibilità, onorari tecnici, consulenze, spese bancarie e legali, garanzie fideiussorie. Ammesse se sostenute fino a 24 mesi prima della domanda. |
Cosa NON è ammissibile
L’elenco delle esclusioni è altrettanto importante. Tra le voci che restano fuori:
- investimenti di mera sostituzione (un bene sostituito con uno equivalente, senza miglioramenti tecnologici, di costo o ambientali);
- acquisto di beni e materiali usati;
- interventi di semplice ristrutturazione o completamento di fabbricati già in corso di realizzazione;
- beni non durevoli o a ciclo breve — e qui il bando è esplicito: niente cassoni, cassette e simili;
- acquisto di terreni (salvo le eccezioni per ortofrutticolo, floricolo e zootecnico-latte);
- IVA recuperabile, anche se non effettivamente recuperata;
- oneri dei contratti di leasing (interessi, margini del concedente, spese assicurative);
- lavori in economia e spese non giustificate da fatture quietanzate.
📌 La regola sulla congruità della spesa. Per le opere edili la spesa va determinata con il Prezzario Regionale delle Opere Pubbliche della Puglia 2025, corredata da computo metrico estimativo. Per le voci non riconducibili a opere edili servono almeno tre preventivi comparabili da fornitori diversi, da gestire obbligatoriamente attraverso la funzionalità dedicata del portale SIAN (“Gestione preventivi per Domanda di Sostegno”). Le spese a preventivo non gestite in questa modalità dematerializzata sono considerate inammissibili. Senza eccezioni.
Come si vince: i criteri di selezione e il punteggio in graduatoria
Filiere di Puglia non è uno sportello “primo arrivato, primo servito”. È una graduatoria unica regionale, costruita su un punteggio massimo di 100 punti. Per essere ammissibili serve un punteggio minimo di 30 punti; sotto quella soglia la domanda è esclusa, a prescindere dalle risorse disponibili. In caso di parità, vince chi chiede meno contributo.
Il punteggio si distribuisce su sette principi. Ecco come pesano davvero.
| Principio | Cosa premia | Punti max |
|---|
| P1 – Finalità | Progetti che combinano Azione 1 e Azione 2 (con almeno una al 10% dell’investimento) | 5 |
| P2 – Comparto | Oleario (7), Zootecnico latte e carne (6), Ortofrutticolo (5), Vinicolo (4), Cerealicolo (3), Floricolo (1) | 7 |
| P3 – Localizzazione | Aree Natura 2000, Aree Protette, Aree D, Zona Xylella, Zone montane/svantaggiate (2 punti ciascuna) | 10 |
| P4 – Soggetto richiedente | Biologico, DOP/IGP, certificazioni ambientali/energetiche/di processo, OP e cooperative, Rete del lavoro agricolo di qualità | 48 |
| P6 – Collegamento con altri interventi | Cooperative/OP con soci che hanno già partecipato ad altri bandi SRA/SRD del CSR | 5 |
| P7 – Caratteristiche del progetto | Cantierabilità immediata (15), iter avviato (5); deliberazione bancaria ≥75% quota privata (10) o volume sotto 500.000 € (5) | 25 |
Salta all’occhio una cosa: quasi metà del punteggio — 48 punti su 100 — sta nel Principio 4, cioè nelle caratteristiche del soggetto. Le certificazioni pesano in modo scalare: il possesso di una sola certificazione tra quelle elencate vale, ma chi ne ha almeno quattro arriva a 10 punti su quella singola voce. Biologico, DOP, IGP, certificazioni di parità di genere, ISO ambientali ed energetiche: chi ci ha già investito parte avvantaggiato. Il Principio 5 (dimensione economica), invece, è stato dichiarato non applicabile.
Il messaggio strategico è chiaro. Un progetto vincente non è solo un buon investimento: è un investimento ben posizionato in un comparto premiato (oleario e caseario su tutti), su un’azienda certificata, cantierabile da subito e con la copertura finanziaria già deliberata in banca.
Come e quando fare domanda: SIAN, EIP e le scadenze di luglio 2026
La domanda di sostegno (DdS) è interamente dematerializzata e passa per due portali: il SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale, www.sian.it) per la domanda vera e propria, e la piattaforma regionale E.I.P. (www.pma.regione.puglia.it) per l’Elaborato Informatico Progettuale e il caricamento dei documenti. A compilare la domanda possono essere solo i Centri di Assistenza Agricola (CAA) o liberi professionisti abilitati incaricati dall’impresa.
Il percorso si compone di sette operazioni, da eseguire in ordine cronologico e tutte obbligatorie a pena di esclusione: aggiornamento del fascicolo aziendale, autorizzazioni e accreditamenti ai portali, delega al tecnico, redazione dell’EIP, compilazione e rilascio della DdS sul SIAN, caricamento della documentazione finale, trasmissione dell’attestato di invio.
E le scadenze? Le riassumo, perché sono articolate su tre date diverse e qui un errore costa l’intera domanda.
| Operazioni | Termine ultimo |
|---|
| Operazioni 2 e 3 (autorizzazioni, accreditamenti, deleghe) | giovedì 2 luglio 2026 |
| Operazione 4 (redazione EIP) | giovedì 9 luglio 2026, ore 11:59:59 — ma dal 7 luglio è consentito solo il completamento di EIP già avviati, non la creazione di nuovi |
| Operazioni 5, 6 e 7 (rilascio DdS, documenti, trasmissione) | giovedì 16 luglio 2026, ore 11:59:59 |
Operativamente, secondo l’annuncio regionale, le domande si presentano a partire dal 26 maggio 2026. La data che conta per chiudere tutto è comunque il 16 luglio. Tradotto in pianificazione: chi inizia a muoversi a inizio luglio rischia di non fare in tempo a costruire un EIP solido. Il vincolo del 7 luglio sulla creazione di nuovi EIP è una trappola classica — non si può aprire un nuovo progetto a ridosso della scadenza.
Una volta ammessi, il progetto va concluso entro 24 mesi dalla data del provvedimento di ammissione a finanziamento. È consentito l’avvio anticipato dei lavori anche prima della fine dell’istruttoria, ma a totale rischio dell’impresa: se l’esito è negativo, quelle spese restano a carico tuo. Sul fronte erogazioni, sono previste domande di pagamento a titolo di anticipo (con garanzia fideiussoria pari al 100% dell’anticipo), di acconto su stato di avanzamento lavori e di saldo finale. Per i contributi superiori a 150.000 € scatta la verifica antimafia.
Gli impegni dopo l’ammissione: cosa devi garantire
Ottenere il contributo è solo l’inizio. La concessione porta con sé una serie di impegni che vanno mantenuti, alcuni per anni, e il loro mancato rispetto può far scattare riduzioni o la revoca dell’aiuto. Vale la pena conoscerli prima di firmare.
L’impegno più rilevante è la stabilità dell’operazione: l’investimento finanziato va mantenuto per almeno cinque anni dall’erogazione del saldo. In questo periodo non puoi cessare l’attività né trasferirla fuori dalla Regione Puglia, e non puoi cedere gli impianti in modo da ottenere un vantaggio indebito. Prima ancora di avviare le spese serve poi l’apertura di un conto corrente dedicato, intestato al beneficiario, su cui far transitare tutte le risorse dell’operazione — contributo pubblico e cofinanziamento privato.
Sul fronte amministrativo, ogni pagamento deve rispettare le regole di tracciabilità (bonifico, Ri.Ba., assegno circolare non trasferibile, F24, bollettino postale) e ogni giustificativo deve riportare il Codice Unico di Progetto. C’è infine un vincolo che pochi considerano in fase di domanda: il mantenimento del punteggio. Il beneficiario deve conservare, per tutta la realizzazione e il periodo di stabilità, un punteggio non inferiore a quello minimo utile in graduatoria, anche in caso di varianti. Se in istruttoria il punteggio scende sotto la soglia, la domanda decade. Per chi lavora in zone interessate dalla Xylella, vale poi l’obbligo di rispettare le norme di contrasto al batterio.
Filiere di Puglia: cumulabilità con altre agevolazioni
È la domanda che ricevo più spesso: posso sommare questo contributo ad altri incentivi? La risposta corta è “dipende, ma con regole precise”. Vediamole.
Il principio base è il divieto di doppio finanziamento: le stesse identiche voci di spesa non possono essere coperte due volte da fondi pubblici. Una spesa già finanziata dal FEASR non può ricevere altri fondi dal bilancio dell’Unione Europea sulla medesima voce.
Il cumulo del sostegno con altri aiuti pubblici, invece, è ammesso — a condizione che l’importo totale cumulato non superi l’intensità massima di aiuto consentita per quel tipo di intervento dalla normativa europea e dal Piano Strategico della PAC.
| Combinazione | Cumulabile? | Condizioni |
|---|
| Stesse voci di spesa, altro fondo UE | ❌ No | Divieto di doppio finanziamento |
| Voci di spesa distinte, altro aiuto pubblico | ✅ Sì | Nel rispetto delle intensità massime di aiuto |
| Stesse voci, regime de minimis (prodotto finale non Allegato I) | ⚠️ Condizionato | Nel limite dei 300.000 € de minimis per impresa unica in 3 anni |
| Garanzie pubbliche sul finanziamento bancario (es. Fondo MCC) | ✅ Sì | Le garanzie non sono aiuto sulla spesa: utili anche per il punteggio P7 |
⚠️ Attenzione al de minimis. Se la trasformazione genera un prodotto finale fuori dall’Allegato I, l’aiuto entra nel plafond de minimis: prima di presentare la domanda verifica la visura sul Registro Nazionale Aiuti, perché altri contributi ricevuti nei tre anni precedenti riducono lo spazio disponibile entro i 300.000 €.
Errori da evitare e suggerimento finale
Dopo aver visto decine di progetti su strumenti analoghi, gli inciampi ricorrenti sono quasi sempre gli stessi. Te li elenco, così li eviti.
Il primo è sottovalutare la soglia minima dei 200.000 €: progetti più piccoli non sono ammissibili, punto. Il secondo è impostare la spesa senza rispettare la regola dei tre preventivi via SIAN o il Prezzario Puglia per le opere edili — e ritrovarsi voci tagliate in istruttoria. Il terzo, il più sottile, è arrivare alla scadenza senza la cantierabilità: senza i titoli abilitativi o almeno l’iter avviato, si perdono fino a 15 punti, spesso decisivi in una graduatoria così competitiva.
Il mio consiglio pratico? Tratta la costruzione del punteggio come parte integrante del progetto, non come un adempimento finale. Il comparto, le certificazioni già possedute, la delibera bancaria sulla quota privata, la localizzazione: sono leve che, messe insieme, fanno la differenza tra una domanda ammessa e una finanziata. E vanno costruite prima, non dopo.
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⚠️ Disclaimer
Le informazioni contenute in questa guida sono fornite a scopo puramente informativo e non costituiscono una consulenza professionale. Nonostante l’impegno per garantire l’accuratezza delle informazioni, non possiamo assicurare che siano complete, aggiornate o prive di errori.
Per informazioni ufficiali e aggiornate, si raccomanda di consultare sempre i siti ufficiali degli enti erogatori e la normativa di riferimento. FinanziamentiSalento non si assume alcuna responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni contenute in questa guida.
La Transizione Digitale o Ecologica è lo strumento del Fondo 394/81 gestito da SIMEST (Gruppo CDP) che finanzia le imprese italiane già attive sui mercati esteri nei progetti di digitalizzazione e sostenibilità ambientale, con la possibilità di rafforzare anche la solidità patrimoniale. L’intervento combina un finanziamento agevolato a tasso ridotto e un eventuale cofinanziamento a fondo perduto sulla quota del Fondo per la Promozione Integrata, in regime de minimis.
A chi si rivolge
Possono accedere le imprese con sede legale e operativa in Italia, regolarmente costituite e iscritte al Registro delle imprese, con almeno due bilanci depositati relativi a due esercizi completi. Il requisito che fa da spartiacque è la proiezione internazionale: serve un fatturato export pari ad almeno il 10% dell’ultimo bilancio. La soglia scende al 3% per le imprese energivore o che hanno avviato un percorso di efficientamento energetico. In alternativa, vale anche aver realizzato almeno il 10% del fatturato verso imprese clienti a loro volta esportatrici.
Sono ammesse tutte le dimensioni: micro, piccole, medie e grandi imprese, comprese PMI innovative e start up innovative. Restano fuori le imprese in difficoltà, quelle coinvolte in procedure concorsuali e quelle con scoring SIMEST nelle classi 10, 11 e 12. Richiesti inoltre DURC regolare e assolvimento dell’obbligo di polizza catastrofale.
Cosa finanzia
Le spese ammissibili ruotano attorno a tre aree, tutte realizzabili anche in Italia:
- Transizione digitale: attrezzature tecnologiche e software, integrazione digitale dei processi, consulenze in ambito digitale, disaster recovery, blockchain per la notarizzazione dei processi, investimenti e formazione legati a Industria 4.0 (cybersecurity, big data, cloud, robotica avanzata, manifattura additiva, IoT, realtà aumentata e virtuale).
- Transizione ecologica: investimenti per la sostenibilità ambientale come efficientamento energetico e idrico, mitigazione degli impatti climatici, certificazioni ambientali e diagnosi energetica.
- Rafforzamento patrimoniale: investimenti che confluiscono nelle immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie (queste ultime limitatamente agli incrementi di capitale delle controllate).
- Consulenze: verifiche di conformità ambientale e spese per la presentazione e gestione della domanda, fino al 5% dell’importo deliberato e comunque entro 100.000 euro.
Sono escluse le spese correnti, quelle direttamente connesse all’attività commerciale o all’esportazione e le consulenze continuative ordinarie (fiscale, legale, pubblicità).
Agevolazioni disponibili
L’importo minimo è 10.000 euro. Il massimo è il valore più basso tra il 35% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci e un tetto legato alla dimensione:
- Finanziamento agevolato: tasso fisso pari al 10%, 50% o 80% del Tasso di Riferimento SIMEST, a scelta in domanda; durata 6 anni (2 di preammortamento + 4 di rimborso).
- Tetti per dimensione: 500.000 euro per le micro imprese, 2.500.000 euro per PMI, PMI innovative e start up innovative, 5.000.000 euro per le altre imprese.
- Cofinanziamento a fondo perduto: fino al 20% dell’intervento (max 200.000 euro) per imprese energivore o in efficientamento energetico; fino al 10% (max 100.000 euro) in presenza di requisiti premiali.
Tra i requisiti premiali rientrano le PMI con sede operativa nel Sud Italia, Puglia inclusa. Per le PMI nella Misura Energia la quota a fondo perduto può salire fino al 30%.
Procedura e tempistiche
La domanda si presenta online sul portale SIMEST. La procedura è valutativa a sportello: l’istruttoria di SIMEST porta alla delibera del Comitato Agevolazioni. In caso di esito positivo si stipula il contratto e si apre il conto corrente dedicato, su cui transitano tutte le spese, ciascuna riportante il CUP.
L’erogazione avviene in tranche, con una prima rendicontazione entro 12 mesi dalla stipula e una rendicontazione finale entro 30 giorni dal termine del periodo di realizzazione. Il rimborso parte al termine del preammortamento, in 8 rate semestrali a capitale costante.
Cumulabilità
L’agevolazione opera in regime de minimis ai sensi del Regolamento UE 2023/2831, con il massimale di 300.000 euro per impresa unica nell’arco di tre esercizi finanziari. La Circolare esclude espressamente dalle spese ammissibili quelle già oggetto di altra agevolazione pubblica non cumulabile. Il cofinanziamento a fondo perduto, in particolare, è concesso solo nei limiti del plafond de minimis ancora disponibile per l’impresa. In pratica: il cumulo con altri strumenti è possibile su voci di spesa distinte e tracciabili, mai sulla stessa spesa coperta da un aiuto incompatibile.
Documentazione richiesta
- Ultimi due bilanci depositati (o dichiarazioni dei redditi e prospetti economico-patrimoniali in assenza di obbligo di deposito)
- Dichiarazioni IVA o documentazione a supporto del fatturato export
- DURC regolare
- Dichiarazione di assolvimento dell’obbligo di polizza catastrofale
- Eventuale dichiarazione sui settori esclusi
- Contratto e dichiarazione di indipendenza degli eventuali consulenti
Punti di attenzione
Il requisito dei due bilanci e della soglia export del 10% restringe la platea alle imprese già strutturate e con vocazione internazionale: non è uno strumento per chi muove i primi passi sull’estero. Da tenere a mente anche la finestra del cofinanziamento a fondo perduto, valida per le domande presentate fino al 31 dicembre 2026.
Resto al Sud 2.0: come avviare un’impresa in tempi rapidi anche con pochi mezzi
Il decreto attuativo dell’11 luglio 2025 ha trasformato il vecchio Resto al Sud in qualcosa di radicalmente diverso. Niente più mutuo agevolato obbligatorio, niente più banche convenzionate come passaggio forzato. Il nuovo Resto al Sud 2.0 è tutto fondo perduto. Ma con una novità che cambia la pianificazione finanziaria: il conto corrente vincolato presso una banca convenzionata Invitalia, che gestisce per conto dell’impresa l’intero ciclo dei pagamenti.
Questo articolo ti spiega come costruire il pacchetto bancario quando scegli il conto vincolato — che è lo scenario consigliato di default. Vedremo che, sorprendentemente, il pacchetto richiesto è molto leggero: niente mutuo MCC, niente garanzie ipotecarie. Bastano alcuni strumenti per coprire l’IVA, le spese iniziali (consulente, costituzione società) e il versamento del 10% obbligatorio. Tutto il resto lo gestisce la banca convenzionata insieme a Invitalia. E se hai già tutto il capitale necessario, vedremo come dimezzare i tempi del progetto.
(altro…)
Tecnonidi JTF Taranto: 20 milioni per startup innovative tra fondo perduto e prestito a tasso zero
Venti milioni di euro per le piccole imprese innovative della provincia di Taranto. Copertura al 100% degli investimenti, di cui il 40% a fondo perduto, 20% di sovvenzione soggetta a condizione (che diventa fondo perduto se restituisci puntualmente il prestito) e 40% di prestito a tasso zero. Più un ulteriore 90% sulle spese di funzionamento dei primi due anni. È il nuovo Avviso Tecnonidi Just Transition Fund attivato da Puglia Sviluppo il 29 gennaio 2026 e aggiornato il 5 febbraio con le clausole anti-pantouflage.
Lo strumento è la versione territoriale potenziata del classico Tecnonidi pugliese, dedicata esclusivamente all’area tarantina nell’ambito del Programma Nazionale Just Transition Fund 2021-2027. Procedura a sportello, nessuna scadenza, fino ad esaurimento risorse. Le imprese femminili e quelle dei settori strategici hanno soglie d’investimento più alte e tempi di realizzazione più lunghi.
Qui trovi tutto quello che serve per capire se la tua impresa ci rientra, quanto puoi chiedere, come si presenta la domanda e quali errori evitare nei primi colloqui con Puglia Sviluppo.
Cos’è il Tecnonidi JTF Taranto e perché è diverso dal Tecnonidi standard
Il Tecnonidi JTF è un’agevolazione regionale gestita da Puglia Sviluppo S.p.A. per conto della Regione Puglia, finanziata con i fondi del Just Transition Fund europeo. Il JTF è lo strumento UE che finanzia la transizione climatica nei territori più esposti alla decarbonizzazione: Taranto rientra in pieno in questa categoria, insieme al Sulcis Iglesiente in Sardegna.
Rispetto al Tecnonidi tradizionale, la versione JTF presenta tre differenze sostanziali:
- è riservata esclusivamente alle imprese localizzate nella provincia di Taranto, non in tutta la Puglia;
- l’intensità di aiuto sugli investimenti raggiunge il 100% in conto impianti grazie alla combinazione fondo perduto + prestito 0% + sovvenzione condizionata;
- introduce soglie di investimento più alte (fino a 500.000 €) per progetti femminili o nei settori strategici JTF.
La regia è regionale ma le risorse sono europee. Puglia Sviluppo gestisce operativamente bando, istruttorie ed erogazioni — il punto di contatto unico per il proponente. Il riferimento normativo è il Regolamento (UE) 2021/1056 che istituisce il Fondo per una transizione giusta, attuato in Italia con il Programma Nazionale JTF 2021-2027 approvato dalla Commissione UE con Decisione C(2022) 9764.
📌 Dotazione e tempistiche
La dotazione complessiva è di 20.000.000 €, suddivisi in 12 milioni per lo strumento di ingegneria finanziaria (mutui e sovvenzione soggetta a condizione) e 8 milioni per la sovvenzione diretta. Il 70% delle risorse JTF deriva da NextGenerationEU: la deadline di rendicontazione è il 31 dicembre 2026. Tradotto: chi entra prima realizza prima, e il rischio di ridimensionamento dotazione cresce con il tempo.
Chi può accedere: i requisiti delle piccole imprese ammissibili
L’avviso è dedicato alle piccole imprese costituite in forma di società di capitali (S.r.l., S.r.l.s., S.p.A., società cooperative). Non rientrano ditte individuali, S.n.c., S.a.s. né i liberi professionisti.
I requisiti soggettivi vanno tutti rispettati alla data di presentazione della domanda preliminare. Tre i parametri principali da verificare:
1. Età dell’impresa: massimo 5 anni
L’impresa deve essere iscritta al Registro delle imprese da non più di cinque anni. Per le imprese non soggette all’obbligo di iscrizione, il termine decorre dall’avvio dell’attività economica o dalla prima imposizione fiscale.
2. Carattere innovativo: tre vie di accesso
L’impresa deve rientrare in una di queste tre categorie:
- Lettera A — Start-up innovativa registrata: iscritta al registro speciale ex D.L. 179/2012;
- Lettera B — Imprese R&S-intensive: costi di ricerca e sviluppo pari ad almeno il 10% dei costi operativi totali in almeno uno dei tre esercizi precedenti, certificati da revisore contabile esterno; oppure attestazione di potenziale innovativo da parte di università, ente pubblico di ricerca o tramite domanda di brevetto pubblicata;
- Lettera C — Imprese con riconoscimento UE: titolari di Seal of Excellence del Consiglio europeo per l’innovazione, di investimenti EIC, oppure partecipanti al programma CASSINI dell’Agenzia spaziale europea.
3. Requisiti economico-giuridici stringenti
L’impresa non deve essere quotata, non deve aver distribuito utili, non deve aver acquisito altre imprese (con qualche eccezione sotto al 10% del fatturato), non deve trovarsi in difficoltà secondo gli orientamenti UE, deve essere in regola con norme edilizie, lavoristiche, contributive e ambientali. Non deve aver subito revoche di agevolazioni pubbliche negli anni precedenti — salvo i casi di rinuncia volontaria.
⚠️ Localizzazione: vincolo non negoziabile. La sede operativa dell’iniziativa agevolata deve essere ubicata nella provincia di Taranto al momento della presentazione della domanda preliminare. Per la domanda preliminare non serve titolo di disponibilità della sede — basta averla individuata. Il contratto regolare si presenta in fase di concessione provvisoria, entro 30 giorni dalla comunicazione di ammissibilità.
Settori ammessi e settori esclusi: come si determina l’ammissibilità
L’iniziativa proposta deve rientrare in una delle aree di innovazione e tecnologie chiave abilitanti della Strategia regionale Smart Puglia 2030 (Allegato A.1 dell’Avviso). Le filiere coperte sono ampie: manifattura sostenibile, automotive, aerospazio, agroalimentare, sistema casa, sistema moda, edilizia sostenibile, energia, ambiente, turismo, beni culturali, salute dell’uomo e bio-tech, sicurezza, mobilità sostenibile.
Settori strategici JTF: la corsia ad alta intensità
L’Allegato A.2 individua i settori strategici per la transizione di Taranto, che danno accesso alla soglia massima di investimento di 500.000 € e a tempi di realizzazione di 24 mesi. Questi settori sono:
- bio-nano tecnologie e salute dell’uomo e dell’ambiente;
- sistemi energetici e ambientali sostenibili;
- aerospazio e tecnologie collegate.
Settori esplicitamente esclusi
Non possono presentare domanda imprese che operano nei seguenti ambiti:
- fornitura acqua, gestione reti fognarie, raccolta rifiuti;
- trasporto e magazzinaggio;
- servizi di alloggio e ristorazione;
- attività finanziarie, assicurative e immobiliari;
- noleggio e leasing operativo (salvo car sharing);
- lotterie, scommesse e case da gioco;
- organizzazioni associative;
- commercio e intermediazione (eccezione: codice 47.91.10 per progetti di e-commerce esclusivi);
- attività sportive e di intrattenimento;
- istruzione e altri servizi.
Esclusi anche i settori vietati dal Regolamento JTF: centrali nucleari, tabacco e prodotti del tabacco, combustibili fossili in tutta la filiera (produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, stoccaggio, combustione), pesca e acquacoltura, produzione primaria agricola.
Quanto vale l’agevolazione: agevolazione in conto impianti e in conto esercizio
Il meccanismo di aiuto è tra i più generosi nel panorama italiano. Si articola in due forme distinte ma cumulabili nello stesso progetto.
Agevolazione in conto impianti: 100% sugli investimenti
Sugli investimenti ammissibili (macchinari, attrezzature, opere edili, attivi immateriali) la copertura è al 100%, così composta:
| Componente | Quota | Caratteristica |
|---|
| Sovvenzione (fondo perduto) | 40% | Contributo a fondo perduto immediato, non da restituire |
| Sovvenzione soggetta a condizione | 20% | Si trasforma in fondo perduto se l’impresa rimborsa puntualmente le prime 40 rate del prestito |
| Prestito rimborsabile | 40% | Mutuo chirografario a tasso 0%, durata 60 mesi + 6 mesi di preammortamento |
La sovvenzione soggetta a condizione è la novità più rilevante: tecnicamente è un prestito, ma l’integrale abbuono delle ultime 20 rate viene riconosciuto a chi paga regolarmente le prime 40 rate del mutuo (capitale prestito) e dimostra correttamente la spesa. In pratica, una premialità del 20% in più di fondo perduto a comportamento virtuoso.
Esempi numerici: cosa significa in pratica
| Investimento | Fondo perduto | Sovv. condizionata | Prestito 0% | Esborso netto impresa* |
|---|
| 50.000 € | 20.000 € | 10.000 € | 20.000 € | 0 € (con rispetto condizioni) |
| 100.000 € | 40.000 € | 20.000 € | 40.000 € | 0 € (con rispetto condizioni) |
| 200.000 € | 80.000 € | 40.000 € | 80.000 € | 0 € (con rispetto condizioni) |
| 250.000 € (max startup) | 100.000 € | 50.000 € | 100.000 € | 0 € (con rispetto condizioni) |
| 300.000 € (max strategici/femminili) | 120.000 € | 60.000 € | 120.000 € | 0 € (con rispetto condizioni) |
* L’esborso netto a fine percorso è zero solo se il piano di rimborso del prestito viene rispettato puntualmente. Diversamente l’impresa rimborsa il prestito (40%) e la sovvenzione condizionata si converte in obbligo di restituzione.
Agevolazione in conto esercizio: 90% sulle spese di funzionamento
Sui costi operativi dei primi mesi di attività (personale dipendente, premi assicurativi, locazione e allestimenti, banche dati, cloud, software, consulenze in materia di innovazione, partecipazione fiere) l’agevolazione è una sovvenzione a fondo perduto pari al 90%.
Le spese generali e altri costi indiretti vengono riconosciuti forfettariamente al 15% sui costi diretti del personale, secondo l’opzione semplificata di costo prevista dal Reg. UE 1060/2021. Il personale dipendente è valorizzato attraverso costi standard orari ufficiali: 30 €/h per impiegati e operai, 47 €/h per quadri, 83 €/h per dirigenti.
Soglie di investimento: range minimo e massimo
Il piano imprenditoriale deve prevedere investimenti in attivi materiali e immateriali per un importo minimo di 25.000 €. La soglia complessiva di spesa varia in base alla categoria di impresa:
| Tipologia impresa | Spesa complessiva | Max investimenti | Max funzionamento | Tempi realizzazione |
|---|
| Startup innovative (lett. A) | 50.000 – 400.000 € | 250.000 € | 150.000 € | 18 mesi dalla 1ª erogazione |
| Settori strategici / Imprese femminili (lett. B) | 50.000 – 500.000 € | 300.000 € | 200.000 € | 24 mesi dalla 1ª erogazione |
Le imprese femminili — definite come società a totalità di partecipazione femminile — accedono alla soglia rafforzata anche se non operano nei settori strategici. È un canale di accesso alla soglia 500.000 € che vale la pena verificare in fase di colloquio preliminare.
Spese ammissibili: cosa si può finanziare
L’avviso copre due macroaree di spesa, attivabili sullo stesso progetto. Tutte le spese devono essere sostenute dopo la presentazione dell’istanza definitiva di agevolazione.
Spese per investimenti
- Macchinari, impianti di produzione, attrezzature, arredi;
- Automezzi commerciali ad alimentazione elettrica o ibrida (dimensionati alla produzione effettiva);
- Opere edili e assimilate (con la cautela che vedrai nel paragrafo successivo);
- Attivi immateriali: software, licenze, brevetti, know-how — purché ammortizzabili, acquistati a condizioni di mercato da terzi indipendenti, mantenuti per almeno 3 anni;
- Imponibile minimo per fattura: 500 €.
Costi di funzionamento
- Personale dipendente con vincolo di subordinazione (rendicontato a costi standard);
- Spese generali al tasso forfettario del 15% sui costi diretti del personale (no documentazione richiesta);
- Premi assicurativi sull’attività d’impresa;
- Canoni e abbonamenti per banche dati, cloud, hosting, dominio, web marketing;
- Servizi di personalizzazione siti internet;
- Servizi di consulenza in materia di innovazione e brevettazione;
- Test, certificazione di prodotto, sistemi di gestione ambientale e responsabilità sociale;
- Locazione e allestimento stand alla prima fiera specializzata;
- Servizi di incubazione/accelerazione (max 20% dei costi di funzionamento ammissibili).
Le opere edili: attenzione al cap implicito
Le opere edili e gli impianti elettrici, termo-idraulici, di condizionamento sono ammissibili ma nei limiti della funzionalità all’investimento produttivo. L’esperienza con il vecchio Tecnonidi insegna che istruttorie con peso eccessivo sulle opere murarie incontrano frequenti decurtazioni in fase di valutazione. Se il tuo progetto è prevalentemente di ristrutturazione, vale la pena ragionare se Tecnonidi JTF sia lo strumento più adatto o se conviene orientarsi su altri bandi (PIA Taranto, MiniPIA Taranto).
Procedura: come si presenta la domanda passo per passo
L’iter è strutturato in fasi sequenziali con momenti decisionali ben definiti. La regola d’oro è non sottovalutare la fase preliminare: la domanda preliminare non è una formalità, ma il primo filtro sostanziale.
Fase 1 — Domanda preliminare
Si presenta esclusivamente per via telematica sul portale moduli.regione.puglia.it con accesso tramite SPID, CIE o CNS. È necessario un kit documentale che include: domanda preliminare (Allegato C.1), illustrazione del contenuto innovativo (Allegato C.2 con flow-chart, business plan, prospetto fonti/impieghi, bilancio previsionale), documenti d’identità di legale rappresentante e soci, attestazione del potenziale innovativo, atto costitutivo e statuto, preventivi datati e sottoscritti, perizia giurata su attivi immateriali, computo metrico per opere murarie. Il solo inserimento dei dati senza trasmissione finale rende la domanda inammissibile.
Fase 2 — Esame di esaminabilità
Le domande sono protocollate in ordine cronologico di invio. Puglia Sviluppo verifica completezza formale e requisiti soggettivi/oggettivi. La domanda passa anche al vaglio di un esperto indipendente (selezionato negli albi MIMIT, MUR, Reprise, ARTI) che valuta il contenuto innovativo, la maturità tecnologica (con riferimento al livello TRL fino a 9) e la coerenza con la Strategia Smart Puglia 2030. Questa è la fase in cui cadono molti progetti deboli sul fronte tecnologico.
Fase 3 — Colloquio e istanza definitiva
Superato l’esame, l’impresa è convocata via PEC per un colloquio (anche in videoconferenza). Si presenta un pitch del progetto secondo lo schema ufficiale. Al termine viene rilasciata l’istanza definitiva di agevolazione. La mancata partecipazione a due convocazioni consecutive comporta decadenza. Eventuali documenti integrativi vanno prodotti entro 15 giorni.
Fase 4 — Valutazione di merito
L’istanza viene valutata su tre aree con punteggio 0-10 ciascuna:
- competenze tecniche e know-how;
- qualità del business model, fattibilità, posizionamento competitivo;
- sostenibilità economico-finanziaria e capacità di rimborso.
Per essere ammessi serve un punteggio complessivo ≥ 18 e nessuna area sotto i 5 punti. Punteggi premiali aggiuntivi per partecipazione femminile/giovanile ≥ 25%, capacità di Open Innovation, connessioni con fondi di investimento.
Fase 5 — Concessione provvisoria e contratto
Entro 30 giorni dall’ammissibilità l’impresa deve produrre titolo di disponibilità della sede regolarmente registrato, conto corrente dedicato, documentazione di cantierabilità. Si firma il contratto di agevolazione e si formalizza la richiesta di prima erogazione con autorizzazione SDD per le rate del mutuo. Sarà richiesta fideiussione personale di almeno uno dei soci o amministratori — non sono richieste garanzie reali, ma la fideiussione personale è obbligatoria.
Modalità di erogazione: tre tranche, due SAL e un saldo
Le agevolazioni in conto impianti vengono erogate in tre tranches:
| Erogazione | Spese da dimostrare | Quota erogata |
|---|
| 1ª erogazione (anticipo) | Nessuna | 40% — intero prestito rimborsabile |
| 2ª erogazione (SAL intermedio) | 40% degli investimenti realizzati e pagati | 20% sovvenzione condizionata + 50% sovvenzione (totale 30%) |
| 3ª erogazione (saldo) | 100% degli investimenti realizzati, 80% pagati, adempimenti amministrativi completi | 30% — saldo della sovvenzione |
Per le spese di funzionamento la sovvenzione viene erogata sui SAL secondo le rendicontazioni semestrali. Tutte le fatture devono riportare il CUP comunicato da Puglia Sviluppo (obbligo dal 01/06/2023 ex L. 41/2023). I pagamenti devono essere tutti tracciabili e dal conto corrente dedicato.
Tecnonidi JTF Taranto: cumulabilità con altre agevolazioni
La sezione cumulabilità è probabilmente la più sottovalutata in fase di pianificazione. Sintesi: il Tecnonidi JTF è in regime GBER (art. 22 del Reg. UE 651/2014), quindi cumulabile con altre agevolazioni statali fino ai massimali di intensità di aiuto previsti dalla normativa comunitaria.
| Strumento | Cumulabile con Tecnonidi JTF? | Condizioni |
|---|
| Fondo di Garanzia MCC | ✅ Sì | Cumulabile con il prestito a tasso zero per ottenere garanzia su altri finanziamenti bancari su spese distinte |
| Aiuti in regime GBER (es. altri fondi UE/nazionali) | ✅ Sì | Su spese distinte e nei limiti dei massimali GBER |
| Aiuti in regime de minimis | ❌ No | Vietato il cumulo sulle stesse spese ammissibili (art. 21 Avviso) |
| ON Nuove Imprese a Tasso Zero (Invitalia) | ⚠️ Condizionato | Tecnicamente possibile su spese distinte, ma sovrapposizione di perimetro: serve scelta strategica preventiva |
| Smart&Start Italia | ⚠️ Condizionato | Cumulo possibile su spese distinte; tipicamente alternative |
| ZES Unica (credito d’imposta) | ⚠️ Condizionato | Verificare massimali GBER; ZES Unica copre stessi territori (Taranto rientra) ma su spese distinte |
| Transizione 5.0 | ⚠️ Condizionato | Cumulabile su spese distinte nei limiti dei massimali |
| NIDI Puglia | ⚠️ Da verificare | Stessa Regione, regimi diversi: serve analisi caso per caso |
⚠️ Vincolo del divieto di doppio finanziamento: anche dove il cumulo è ammesso, nessuna spesa può essere finanziata due volte. Le spese devono essere distinte e tracciabili. Il vincolo vale per tutto il programma JTF, finanziato al 70% da NextGenerationEU che applica regole di tracciabilità più rigide rispetto agli ordinari fondi strutturali.
Vincoli post-erogazione: cosa cambia per l’impresa nei 3 anni successivi
L’agevolazione non si esaurisce con l’erogazione. L’impresa beneficiaria assume vincoli operativi che durano fino al completo rimborso del prestito (66 mesi totali, considerando il preammortamento) e per i tre anni successivi alla data dell’ultimo titolo di spesa ammissibile. I principali:
- Stabilità della sede: la sede di realizzazione degli investimenti non può essere variata fuori dalla provincia di Taranto, pena revoca delle agevolazioni;
- Stabilità degli investimenti: i beni acquistati (materiali e immateriali) devono restare a servizio dell’unità produttiva per almeno 3 anni;
- Stabilità dell’attività: l’attività prevalente non può cambiare in una non rientrante nei settori ammissibili;
- Copertura assicurativa: assicurazione incendio per il valore intero dei beni e furto/rapina per almeno il 50%, per 3 anni;
- Rimborso del prestito: 60 rate mensili posticipate (dopo i 6 mesi di preammortamento) tramite SDD sul conto corrente dedicato;
- Clausola sociale: applicazione integrale del CCNL di settore a tutti i dipendenti, pena revoca parziale o totale (oltre il 50% dei lavoratori non coperti = revoca totale);
- Clausola anti-pantouflage (introdotta dalla DET 5/2026): divieto di assumere o conferire incarichi a ex dipendenti della Regione Puglia o sue controllate che abbiano esercitato poteri autoritativi/negoziali nei confronti dell’impresa, per i 3 anni successivi alla cessazione del rapporto.
Errori frequenti da evitare nel kit della domanda
Ho visto diverse istanze decadere su passaggi banali che si potevano evitare con un’istruttoria preliminare più attenta. I pattern ricorrenti:
1. Confusione sul requisito innovativo
Molte imprese si presentano come “innovative” ma non rientrano in nessuna delle tre categorie A/B/C dell’art. 2 comma 4. Il requisito formale (iscrizione al registro startup innovative oppure 10% di costi R&S certificati oppure Seal of Excellence) è inderogabile. Per le imprese in lettera B, la certificazione deve essere rilasciata da un revisore esterno secondo modulistica ufficiale: una semplice contabilizzazione dei costi non basta.
2. Sottostima della fase di colloquio
Il colloquio non è un passaggio formale. È la sede in cui l’esperto indipendente verifica la sostanza del progetto innovativo. Un pitch confezionato bene ma sganciato dai fondamentali tecnici (capacità interne, partnership, IP) viene smontato in pochi minuti.
3. Preventivi non conformi
I preventivi devono essere su carta intestata del fornitore, datati, sottoscritti, intestati all’impresa proponente, con dettaglio sufficiente per valutare congruità e funzionalità. I fornitori devono avere codice ATECO compatibile con la fornitura. Preventivi generici o “indicativi” creano problemi in istruttoria.
4. Composizione spesa squilibrata
Caricare troppo sulle opere murarie significa esporre l’istruttoria a decurtazioni. La logica del bando è premiare gli investimenti tecnologici e produttivi: le opere edili devono essere strumentali, non l’oggetto principale. Indicativamente, una composizione con opere edili sopra il 30-40% del totale investimenti è già a rischio di rilievi.
5. Documentazione DNSH per investimenti sopra 250k
Per investimenti produttivi superiori a 250.000 € è obbligatoria la compilazione delle schede DNSH (Do No Significant Harm) e della verifica climatica. Sono esenti i progetti con codice ATECO 62 (ICT) e quelli interamente in attivi immateriali. La documentazione DNSH richiede tempi di preparazione: vale la pena attivarla dall’inizio.
Tecnonidi JTF vs altri strumenti per Taranto: come scegliere
Nella provincia di Taranto sono attivi tre principali bandi JTF:
| Strumento | Profilo target | Investimento | Quando preferirlo |
|---|
| Tecnonidi JTF | Piccole imprese innovative entro 5 anni | 50.000 – 500.000 € | Startup tecnologica, copertura totale, no R&S obbligatoria |
| *MiniPIA Puglia | Micro e piccole imprese, anche professionisti e consorzi | 30.000 € – 5 mln | Investimento più strutturato, delibera bancaria preventiva |
| *PIA Puglia | PMI con almeno 2 bilanci e R&S obbligatoria | Da 1 mln | Investimento grande, R&S come componente principale |
La scelta non dipende dalla percentuale di contributo (Tecnonidi sembra più conveniente sulla carta) ma dalla coerenza con il profilo dell’impresa. Una PMI strutturata con 5 anni di vita non può accedere al Tecnonidi: dovrà guardare al PIA. Una micro-impresa con un piano di 800.000 € e nessuna R&S non si troverà nel PIA: dovrà valutare il MiniPIA. Per orientarti tra le opzioni puoi partire dalla nostra guida sulla finanza ordinaria per le PMI e sulla lettura della Centrale Rischi Banca d’Italia, che è uno dei controlli che Puglia Sviluppo effettua in fase istruttoria.
*Nota: L’invio di nuove istanze a valere sugli avvisi CdP, PIA, MiniPIA, PIA Turismo e MiniPIA Turismo è stato sospeso ai sensi dell’ AD n. 131 del 03.03.2026.
Tempi istruttori e pianificazione realistica
L’esperienza con il Tecnonidi tradizionale suggerisce questi tempi indicativi tra presentazione della domanda preliminare e prima erogazione:
- Esame esaminabilità: 30-60 giorni;
- Convocazione colloquio: 30-45 giorni dopo l’esito esaminabilità positivo;
- Istruttoria di merito post-colloquio: 60-90 giorni;
- Concessione provvisoria + contratto + prima erogazione: 30-60 giorni dopo l’ammissibilità.
In totale, dai 5 ai 9 mesi tra presentazione e prima erogazione, in condizioni normali. La componente di variabilità maggiore è legata alla qualità del kit documentale iniziale: una domanda preliminare carente sui documenti tecnici allunga di 2-3 mesi i tempi totali per richieste integrative.
FAQ: domande frequenti sul Tecnonidi JTF Taranto
Le domande che più spesso emergono nei colloqui preliminari sono quelle che ho selezionato come FAQ in fondo a questa guida: copertura per imprese non residenti a Taranto, possibilità di trasferire la sede dopo la concessione, gestione dei preventivi multipli, cumulo con il credito d’imposta ZES Unica, sostituzione di soci durante l’iter.
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Conclusioni: cosa fare adesso se hai un progetto a Taranto
Il Tecnonidi JTF Taranto è probabilmente lo strumento più potente oggi sul mercato italiano per startup e piccole imprese innovative localizzate nell’area tarantina. Copertura al 100%, prestito a tasso zero, nessuna garanzia reale, fideiussione personale gestibile.
I numeri parlano chiaro: su 20 milioni di dotazione e con scadenze JTF al 31 dicembre 2026 per il 70% delle risorse, ogni mese che passa riduce la finestra utile per attivarsi. Le startup innovative di settori coerenti con Smart Puglia 2030 — biotech, aerospazio, energia, ICT, manifattura avanzata — hanno una corsia particolarmente favorevole.
Tre passi pratici da fare subito:
- Verifica formale dei requisiti soggettivi: età impresa, registro startup innovative, costi R&S, certificazione revisore. Senza queste basi formali la domanda non è ammissibile;
- Inquadra il progetto rispetto all’Allegato A.1: identifica l’area di innovazione di riferimento e le tecnologie chiave abilitanti coinvolte. È la prima cosa che l’esperto indipendente verifica;
- Costruisci un kit documentale solido: preventivi conformi, computo metrico per le opere, perizia giurata per gli attivi immateriali, business plan completo. Investire bene 4-6 settimane in fase preparatoria significa risparmiare 4-6 mesi in istruttoria.
Se vuoi una valutazione preliminare del tuo progetto rispetto al Tecnonidi JTF — incluso il check di ammissibilità formale, la stima dell’agevolazione e l’analisi di cumulabilità con altri strumenti — puoi richiederci un incontro orientativo tramite il modulo di contatto.
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⚠️ Disclaimer
Le informazioni contenute in questa guida sono fornite a scopo puramente informativo e non costituiscono una consulenza professionale. Nonostante l’impegno per garantire l’accuratezza delle informazioni, non possiamo assicurare che siano complete, aggiornate o prive di errori.
Per informazioni ufficiali e aggiornate, si raccomanda di consultare sempre i siti ufficiali degli enti erogatori e la normativa di riferimento. FinanziamentiSalento non si assume alcuna responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni contenute in questa guida.
NIDI Puglia vs Resto al Sud 2.0: quale scegliere per avviare la tua impresa in Salento
Vuoi avviare un’impresa in Salento o in Puglia e hai meno di 35 anni o sei donna. Hai sentito parlare sia di NIDI che di Resto al Sud 2.0 e ti chiedi quale dei due faccia al caso tuo. La risposta dipende da un insieme di variabili — età, settore, importo investimento, dove risiedi — che in molti casi porta a una risposta chiara e non negoziabile. In altri, invece, la scelta è più sfumata e richiede un’analisi del tuo profilo specifico.
Questo articolo non è una raccolta di schede informative sui due strumenti — per quelle hai già le guide complete. È un confronto diretto, criterio per criterio, con raccomandazioni concrete per chi si trova davanti al bivio. Trovi una tabella sinottica, l’analisi comparativa su ogni dimensione rilevante, una matrice decisionale per profilo e scenari reali dal territorio salentino e pugliese.
Fotografia rapida: i due strumenti a confronto
Prima di entrare nel dettaglio, una visione d’insieme. I due strumenti hanno in comune il target (giovani e donne che vogliono avviare un’attività) ma divergono su quasi tutto il resto: gestore, territorio, importi, regime di aiuto, settori, procedura.
| Criterio | NIDI Puglia | Resto al Sud 2.0 |
|---|
| Gestore | Puglia Sviluppo S.p.A. | Invitalia |
| Territorio | Solo Puglia (sede operativa) | 8 regioni Mezzogiorno incl. Puglia |
| Chi accede | Under 36 o donne (>50% compagine) | Under 35 inoccupati/disoccupati/inattivi |
| Età max impresa | Max 6 mesi (alla domanda) | Mese precedente la domanda (inattiva) |
| Investimento max | €150.000 (nuove imprese/turistiche) | €200.000 (contributo) |
| Fondo perduto | 50% (fino a €60.000) | 75%-70% dell’investimento |
| Quota da restituire | 50% prestito tasso 0% (max 60 mesi) | Nessuna (100% fondo perduto) |
| Garanzie | No (fideiussione solo per SRL/coop) | No |
| Settori esclusi | Commercio al dettaglio, agricoltura primaria, pesca | Agricoltura primaria, pesca; limitazioni su commercio al dettaglio, ristorazione, professioni ordinistiche |
| Cumulabilità | ✅ Sì con altri aiuti GBER su spese distinte | ❌ No (art. 24 D. 9/7/2025 — divieto generale) |
| Procedura | Valutativa a sportello (cronologica) | Valutativa a sportello (cronologica) |
| Tempi valutazione | 60-120 giorni | 90-180 giorni (voucher) / 180-300 giorni (contributo) |
| Vincolo mantenimento | 3 anni (sede e attività) | 5 anni (sede, attività, beni) |
| Stato attuale | Aperto (7° Avviso — dotazione €39,4M) | Aperto (sportello dal 15/10/2025 — dotazione €356,4M) |
Requisiti soggettivi: chi può accedere
È il criterio più discriminante — e spesso quello che chiude la discussione prima ancora di aprirla.
| Requisito | NIDI Puglia | Resto al Sud 2.0 |
|---|
| Età | Under 36 (35 non ancora compiuti) per compagini giovanili; per donne nessun limite di età | Under 35 tassativo (35 non ancora compiuti alla data di costituzione/domanda) |
| Genere | Donne: accesso con premialità speciali (nessun limite età) | Non rilevante di per sé — conta la condizione occupazionale |
| Condizione occupazionale | Non richiesta (anche occupati possono accedere) | Obbligatoria: inoccupato, disoccupato, inattivo, GOL, working poor (reddito <~€8.200) |
| Compagine | >50% soci under 36 o donne (su numero soci E quote) | Anche monopersonale — non richiede maggioranza |
| Residenza | Sede operativa in Puglia (non necessaria residenza) | Residenza in regione del Mezzogiorno |
| Forma giuridica | DI, SNC, SAS, cooperative, SRL (anche semplificate), associazioni professionisti | Tutte le forme giuridiche compreso libero professionista |
La differenza sostanziale è sul requisito occupazionale: NIDI non lo richiede, Resto al Sud sì. Un giovane salentino di 28 anni con un lavoro a tempo determinato può accedere a NIDI ma non a Resto al Sud (salvo sia working poor). Una donna di 45 anni che vuole avviare un’impresa può accedere a NIDI ma non a Resto al Sud. Questi due casi chiudono la scelta ancora prima di guardare agli importi.
✅ Vantaggio NIDI su questo criterio: nessun requisito occupazionale. Accesso aperto a chi è già occupato, a donne di qualsiasi età, a profili che Resto al Sud esclude per definizione.
Le agevolazioni: chi dà di più (e in che forma)
La risposta dipende da cosa intendi per “di più”. Resto al Sud ha il fondo perduto percentualmente più alto. NIDI ha una struttura mista che per alcuni profili può essere altrettanto interessante — e in più è cumulabile con altri strumenti.
| Scenario | NIDI Puglia — agevolazione | Resto al Sud 2.0 — agevolazione |
|---|
| Investimento €50.000 (nuova impresa) | €25.000 FP + €25.000 prestito 0% = 100% coperto | Voucher: €40.000-€50.000 FP (100%)
Contributo: €37.500 FP (75%) |
| Investimento €100.000 (nuova impresa) | €45.000 FP + €45.000 prestito 0% = 90% coperto
Quota propria: €10.000 | Contributo: €75.000 FP (75%)
Quota propria: €25.000 |
| Investimento €150.000 (nuova impresa) | €60.000 FP + €60.000 prestito 0% = 80% coperto
Quota propria: €30.000 | Non applicabile — max €200.000 ma €150.000 rientra nel 75%
Contributo: €112.500 FP
Quota propria: €37.500 |
| Investimento €50.000 (impresa femminile) | €25.000 FP + €12.500 assistenza rimb. + €12.500 prestito 0% = 100%
+ €10.000 FP esercizio + €5.000 FP servizi informatici | Contributo: €37.500 FP (75%)
Quota propria: €12.500 |
| Investimento €200.000 | Non ammissibile (max €150.000) | Contributo: €147.500 FP (75% su €120K + 70% su €80K)
Quota propria: €52.500 |
Il punto che in molti trascurano: con NIDI il prestito è a tasso zero ma va restituito in max 60 mesi. Non è fondo perduto. Se hai un progetto da €100.000 e scegli NIDI, ricevi €45.000 a fondo perduto più €45.000 che devi restituire (circa €750/mese per 5 anni). Con Resto al Sud ottieni €75.000 a fondo perduto e non restituisci nulla — ma devi avere €25.000 di risorse proprie.
✅ Vantaggio Resto al Sud 2.0 su questo criterio: fondo perduto più alto in percentuale assoluta (75% contro 50% NIDI). Per investimenti sopra €100.000 e per chi dispone della quota propria, è più conveniente.
Settori e spese ammissibili a confronto
Questo criterio conta più di quanto sembri. Ci sono attività che accedono a entrambi, attività che accedono solo a uno dei due, e attività escluse da entrambi.
| Settore / Attività | NIDI Puglia | Resto al Sud 2.0 |
|---|
| Manifattura / artigianato | ✅ Ammesso | ✅ Ammesso |
| Turismo / ricettività (B&B, agriturismo) | ✅ Ammesso (categoria Imprese Turistiche) | ✅ Ammesso |
| Ristorazione / bar | ✅ Ammesso | ⚠️ Limitazioni — verificare settore specifico |
| Commercio al dettaglio | ❌ Escluso | ⚠️ Limitazioni — attività commerciali selettive |
| Commercio in franchising | ❌ Escluso (dettaglio) | ✅ Ammesso (spese materiali del punto vendita) |
| Servizi digitali / ICT | ✅ Ammesso | ✅ Ammesso |
| Professioni ordinistiche (avvocati, dottori, ecc.) | ⚠️ Solo in associazione tra professionisti (con regole specifiche) | ❌ Escluso |
| Agricoltura primaria / pesca | ❌ Escluso | ❌ Escluso |
| Impianti sportivi (es. padel, calcetto) | ⚠️ Ammesso solo con competenze professionali dimostrate | ✅ Ammesso |
Per le spese ammissibili, NIDI finanzia beni materiali (arredi, attrezzature, veicoli commerciali, opere edili) e immateriali (software, piattaforme e-commerce). Non finanzia circolante, stipendi, consulenze. Resto al Sud 2.0 ha una lista analoga per il contributo investimenti, ma con alcune differenze: ammette le spese di formazione obbligatoria e, per il voucher, le spese per studi di fattibilità.
Procedura e tempi: quanto aspetti
NIDI è più veloce. Punto. Entrambi usano lo sportello cronologico — chi prima arriva, prima viene valutato — ma i tempi di istruttoria di Invitalia su Resto al Sud sono strutturalmente più lunghi per via della complessità della procedura e dei colloqui richiesti per i contributi sopra soglia.
| Fase | NIDI Puglia | Resto al Sud 2.0 |
|---|
| Presentazione domanda | Online, portale sistema.puglia.it/nidi | Online, piattaforma Invitalia (SPID/CIE) |
| Valutazione | Istruttoria documentale + eventuale colloquio | Voucher: valutazione punteggio automatico
Contributo: colloquio obbligatorio |
| Tempi ammissione | 60-120 giorni | 90-180 giorni (voucher) / 180-300 giorni (contributo) |
| Prima erogazione | 25% del prestito contestualmente al contratto | Anticipo 30% con fideiussione (opzionale) |
| SAL / erogazioni | 3 erogazioni (1ª prestito, 2ª SAL, 3ª saldo FP) | SAL unico al 30-70% spese + saldo finale |
| Termine realizzazione | Entro 4 mesi dalla prima erogazione per SAL, saldo entro scadenza contratto | Entro 24 mesi dall’ammissione |
| Competenze obbligatorie richiedente | ✅ Sì — verificate in fase di valutazione | Voucher: No. Contributo: valutate al colloquio |
Un elemento trascurato: NIDI verifica le competenze del richiedente in rapporto all’attività. Un giovane senza alcuna esperienza nel settore turistico che vuole aprire un B&B rischia il diniego su NIDI per questo motivo, indipendentemente dalla solidità del progetto. Su Resto al Sud il peso delle competenze è minore (soprattutto per il voucher).
Matrice decisionale: quale strumento per il tuo profilo
| Il tuo scenario | Strumento consigliato | Perché |
|---|
| Uomo under 35, occupato con contratto a tempo determinato, vuole avviare attività in Puglia | NIDI Puglia | Resto al Sud richiede condizione di disoccupazione/inattività — escluso. NIDI non ha questo requisito. |
| Donna 42 anni, disoccupata, vuole aprire un laboratorio artigianale a Lecce | NIDI Puglia | Resto al Sud: esclusa per età (>35). NIDI: nessun limite età per donne, premialità come impresa femminile (100% di agevolazione fino a €100K). |
| Giovane 27 anni, disoccupato, vuole aprire un punto vendita in franchising a Taranto | Resto al Sud 2.0 | NIDI esclude il commercio al dettaglio. Resto al Sud ammette il franchising su spese materiali. |
| Compagine di 3 under 30, disoccupati, vogliono avviare un B&B nel Salento leccese — investimento €80.000 | Resto al Sud 2.0 | Resto al Sud: €60.000 FP (75%), quota propria €20.000. NIDI: €36.000 FP + €36.000 prestito da restituire. FP effettivo più alto con Resto al Sud. |
| Donna 31 anni, inoccupata, vuole avviare un B&B a Ostuni — investimento €80.000 | NIDI Puglia | Con NIDI come impresa femminile: €40.000 FP + €20.000 assistenza rimb. + €20.000 prestito 0% = 100% coperto (zero quota propria). Con Resto al Sud: €60.000 FP ma €20.000 quota propria richiesta. |
| Startup tech, 2 soci under 30 disoccupati, investimento €150.000 in software e attrezzature | Resto al Sud 2.0 | Resto al Sud: €112.500 FP (75%) — nulla da restituire. NIDI: max €60.000 FP + €60.000 prestito. FP assoluto più alto con Resto al Sud. |
| Giovane artigiano 29 anni, già con piccola attività di 4 mesi (partita IVA aperta), vuole espandersi | NIDI Puglia | L’impresa ha 4 mesi: rientra nel requisito NIDI (max 6 mesi). Resto al Sud richiederebbe che l’impresa sia ancora inattiva — già esclusa. Attenzione: verificare che NIDI sia compatibile con la tipologia di espansione. |
| Donna 33 anni, disoccupata, nessuna idea di business definita, vuole esplorare opzioni | Nessuno dei due ancora | NIDI verifica le competenze — senza progetto chiaro il rischio di diniego è alto. Resto al Sud per il voucher richiede una proposta definita. Prima definire l’attività, poi presentare domanda. |
Valutazione soggettiva: scenari reali dal Salento e dalla Puglia
Questa è la parte dove usciamo dai criteri oggettivi e ragionamo come consulenti, non come compilatori di schede. Quattro profili tipici che incontriamo nel Salento, con la raccomandazione che daremmo di persona.
Scenario 1 — Il ristoratore salentino under 30
Marco, 27 anni, da due anni lavora come cameriere a Otranto. Vuole aprire una piccola trattoria tipica. Ha €10.000 risparmiati e cerca un investimento da €60.000 (arredo, attrezzature cucina, piccole opere edili).
Raccomandazione: NIDI Puglia. Con Resto al Sud la ristorazione ha limitazioni che richiedono verifica specifica; NIDI la include senza problemi. Per un investimento da €60.000 NIDI eroga €27.000 FP + €27.000 prestito 0% — 90% coperto, quota propria €6.000. Con Resto al Sud avrebbe €45.000 FP (75%) ma serve €15.000 di risorse proprie che non ha. NIDI è più accessibile per il suo profilo finanziario. Aggiunge anche €10.000 FP per spese di gestione (circolante).
Scenario 2 — La designer pugliese 40enne
Laura, 40 anni, graphic designer con 15 anni di esperienza aziendale, licenziata nel 2024. Vuole aprire uno studio di comunicazione visiva a Lecce con investimento da €50.000 in software, hardware, arredo studio.
Raccomandazione: NIDI Puglia. Resto al Sud è fuori per definizione — ha 40 anni. NIDI come impresa femminile le garantisce il 100% di copertura (€25.000 FP + €12.500 assistenza rimb. + €12.500 prestito 0%) + €10.000 FP spese esercizio + €5.000 FP servizi informatici. Totale agevolazione potenziale: €65.000 su €50.000 di investimento — copre anche parte delle spese di avvio. Un profilo ideale per NIDI.
Scenario 3 — Il duo di startupper leccesi
Gianni e Sara, 26 e 28 anni, entrambi disoccupati post-laurea, vogliono lanciare una piattaforma di booking per esperienze turistiche salentine. Investimento previsto: €120.000 in sviluppo software, hardware, licenze.
Raccomandazione: Resto al Sud 2.0. Con Resto al Sud ottengono €90.000 FP (75% su €120.000), quota propria €30.000. Con NIDI: €48.000 FP + €48.000 prestito 0%, zero quota propria ma €800/mese da restituire per 5 anni. Se riescono a raccogliere €30.000 da FFF (friends, family, fools) o da un piccolo investitore, Resto al Sud porta a casa €90.000 a fondo perduto contro €48.000 di NIDI. Il divario è enorme. In più, essendo una startup tech, possono valutare successivamente Smart&Start per uno scale-up — non cumulabile con Resto al Sud ma utilizzabile per un secondo round su spese distinte.
Scenario 4 — L’imprenditrice agricola del Salento
Chiara, 32 anni, vuole avviare un’attività di trasformazione di prodotti agricoli locali (conserve, oli aromatizzati) con un laboratorio a Nardò. Investimento: €80.000.
Raccomandazione: NIDI Puglia. La trasformazione agroalimentare è ammessa da entrambi (non è agricoltura primaria). Ma Chiara è disoccupata da meno di 6 mesi — potrebbe accedere a Resto al Sud. Il punto decisivo: come impresa femminile NIDI le garantisce il 100% di copertura su €80.000 (€40.000 FP + €20.000 assistenza rimb. + €20.000 prestito 0%) + €10.000 FP esercizio. Con Resto al Sud: €60.000 FP ma €20.000 quota propria. NIDI azzera la quota propria — per chi non ha capitali è una differenza determinante.
NIDI e Resto al Sud 2.0 sono cumulabili?
La risposta breve è no — e la ragione è normativa, non tecnica.
Resto al Sud 2.0 è soggetto al divieto generale di cumulo con qualsiasi altra agevolazione (art. 24 Decreto 9 luglio 2025). NIDI è in regime GBER (art. 22 Reg. UE 651/2014) e consente il cumulo con altri aiuti GBER su spese distinte — ma questa possibilità viene meno quando uno degli strumenti da cumulare è Resto al Sud 2.0, che ha un divieto unilaterale di cumulo.
⚠️ Attenzione: non è possibile ricevere NIDI e Resto al Sud 2.0 anche se le spese sono distinte. Il divieto di Resto al Sud si applica all’intero programma, non alla singola voce di spesa. Devi scegliere uno dei due — non entrambi.
NIDI rimane invece cumulabile con altri strumenti GBER come ON Nuove Imprese a Tasso Zero (su spese rigorosamente distinte), con la garanzia del Fondo di Garanzia MCC, e con incentivi regionali settoriali pugliesi — purché non si superi l’intensità massima di aiuto prevista dal GBER.
La nostra valutazione finale
Non esiste una risposta valida per tutti, ma esistono linee guida chiare.
Scegli NIDI Puglia se sei donna di qualsiasi età, se sei già occupato (anche parzialmente), se hai una compagine mista con majority femminile o giovanile, se vuoi il 100% di copertura senza mettere risorse proprie, se stai avviando un’attività nel turismo ricettivo, nella ristorazione, nell’artigianato o nei servizi. NIDI è lo strumento regionale pugliese più accessibile per chi parte da zero — la combinazione di fondo perduto, prestito tasso zero e contributo spese di gestione copre quasi tutto.
Scegli Resto al Sud 2.0 se sei under 35 e in condizione di disoccupazione/inattività, se hai un progetto sopra €80.000 e riesci a mettere il 25% di risorse proprie, se operi in commercio (incluso franchising), se vuoi massimizzare il fondo perduto assoluto senza oneri di restituzione, se il tuo settore è escluso da NIDI ma ammesso da Resto al Sud.
Un ultimo punto pratico: NIDI ha €39,4 milioni di dotazione. Resto al Sud 2.0 ha €356,4 milioni. Questo non cambia la scelta ma cambia la probabilità di trovare risorse ancora disponibili tra 6-12 mesi. Chi ha il profilo giusto per NIDI farebbe bene a muoversi ora, prima che le risorse si esauriscano.
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⚠️ Disclaimer
Le informazioni contenute in questa guida sono fornite a scopo puramente informativo e non costituiscono una consulenza professionale. Nonostante l’impegno per garantire l’accuratezza delle informazioni, non possiamo assicurare che siano complete, aggiornate o prive di errori.
Per informazioni ufficiali e aggiornate, si raccomanda di consultare sempre i siti ufficiali degli enti erogatori e la normativa di riferimento. FinanziamentiSalento non si assume alcuna responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni contenute in questa guida.
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Bando NIDI Puglia 2026: fondo perduto e prestito a 0% per avviare la tua impresa
40 milioni di euro disponibili. Nessuna scadenza. Un fondo perduto che copre dal 50% al 75% dell’investimento, più un prestito a tasso zero per la parte restante. Il bando NIDI — Nuove Iniziative d’Impresa della Regione Puglia — è lo strumento più diretto che esiste in Puglia per chi vuole avviare una microimpresa partendo quasi da zero.
Non si tratta di un bando competitivo con graduatorie e punteggi. Non c’è una scadenza da rispettare. Le domande sono valutate nell’ordine in cui arrivano, e le risorse vengono assegnate progressivamente. Questo significa che non è necessario affrettarsi — ma è importante presentare una domanda solida.
NIDI è pensato per una categoria specifica di persone: giovani, donne, disoccupati, lavoratori precari. Persone che hanno difficoltà ad accedere al mercato del lavoro e che vogliono costruirsi qualcosa di proprio. Se rientri in questa platea, questa guida ti spiega tutto quello che serve sapere prima di presentare la domanda.
Cos’è NIDI e chi lo gestisce
Il bando NIDI — Nuove Iniziative d’Impresa è uno strumento strutturale della Regione Puglia, attivo da anni e giunto al settimo avviso pubblico (pubblicato sul BURP n. 110 del 14 dicembre 2023). È finanziato dal Programma Regionale Puglia FESR-FSE+ 2021-2027 e gestito da Puglia Sviluppo S.p.A. in qualità di organismo intermedio e finanziario.
La misura è strutturale e pluriennale: non ha una scadenza fissa e resterà attiva finché ci sono risorse disponibili. Il portale per la presentazione delle domande è www.sistema.puglia.it/nidi.
Dati essenziali del bando
| Parametro | Valore |
|---|
| Avviso di riferimento | 7° Avviso Pubblico NIDI – BURP n. 110 del 14/12/2023 |
| Gestore | Puglia Sviluppo S.p.A. |
| Dotazione iniziale | € 40.000.000 |
| Apertura | Dal 14/12/2023 – nessuna scadenza (fino a esaurimento risorse) |
| Procedura | Valutativa a sportello – ordine cronologico |
| Portale domande | www.sistema.puglia.it/nidi (accesso con SPID) |
A chi è rivolto: le categorie ammissibili
NIDI non è aperto a tutti. È destinato a soggetti che appartengono a categorie svantaggiate nell’accesso al mercato del lavoro. E la compagine che presenta domanda deve essere partecipata per almeno il 50% — sia del capitale sia del numero di soci — da soggetti in possesso di questi requisiti.
Categorie di soggetti svantaggiati ammissibili
| Categoria | Condizioni |
|---|
| Giovani | Età tra 18 e 35 anni alla data della domanda preliminare |
| Donne | Età superiore a 18 anni. Non sono richiesti limiti di età massima |
| Disoccupati | Soggetti che non abbiano avuto rapporti di lavoro subordinato nell’ultimo mese |
| Lavoratori a rischio | Persone in procinto di perdere il posto di lavoro |
| Precari con P.IVA | Titolari di P.IVA non iscritti al registro imprese, che nei 12 mesi antecedenti abbiano fatturato meno di €15.000 con massimo 2 committenti |
| Soci cooperative sociali | Soci lavoratori e amministratori di cooperative assegnatarie di beni immobili confiscati |
| Beneficiari PIN | Soci e amministratori delle imprese beneficiarie dell’Avviso “PIN – Pugliesi Innovativi” |
Chi NON può candidarsi
Anche se rientri in una delle categorie sopra, sei escluso se:
- Percepisci una pensione di anzianità o di vecchiaia
- Sei dipendente con contratto a tempo indeterminato per più di 20 ore settimanali
- Nel mese precedente alla domanda eri amministratore di altre imprese (anche se inattive)
- Nel mese precedente eri titolare di partita IVA iscritta al registro delle imprese, oppure non iscritta ma con ricavi superiori a €15.000 nei 12 mesi precedenti
Per le donne c’è un punto importante che viene spesso frainteso: non c’è nessun limite di età massima. Una donna di 55 anni che non percepisce pensione, non è dipendente T.I. e non era amministratrice di imprese nel mese precedente è perfettamente in possesso dei requisiti.
Le quattro tipologie di impresa: importi e agevolazioni
Il bando distingue quattro tipologie di impresa proponente, ognuna con un massimale di investimento diverso e, per compagini giovanili e imprese femminili, condizioni di agevolazione più favorevoli.
| Tipologia | Composizione richiesta | Investimento max |
|---|
| Compaginie Giovanili | Costituite in forma di società, partecipate interamente da giovani 18-35 anni (almeno 50% non T.I. >20h, non pensionati, non amministratori) | € 50.000 |
| Imprese Femminili | Individuale o società, partecipate interamente da donne >18 anni (almeno 50% con i requisiti di soggetto svantaggiato) | € 100.000 |
| Nuove Imprese | Partecipate per almeno il 50% — capitale e numero soci — da soggetti svantaggiati appartenenti alle categorie elencate sopra | € 150.000 |
| Nuove Imprese Turistiche | Stessi requisiti delle Nuove Imprese, finalizzate all’avvio di attività di B&B imprenditoriale o affittacamere | € 150.000 |
Struttura delle agevolazioni in conto investimenti
L’agevolazione sugli investimenti è sempre composta da fondo perduto + prestito a tasso zero. La proporzione varia in base alla tipologia di impresa e all’importo investito:
| Fascia di investimento | Intensità totale | Struttura standard | Struttura Compagini Giovanili / Imprese Femminili |
|---|
| Fino a € 50.000 | 100% | 50% fondo perduto + 50% prestito 0% | 50% fondo perduto + 25% prestito 0% + 25% assistenza rimborsabile* |
| Da € 50.001 a € 100.000 | 90% (Imp. Femminili: 100%) | 45% fondo perduto + 45% prestito 0% | 50% fondo perduto + 25% prestito 0% + 25% assistenza rimborsabile* |
| Da € 100.001 a € 150.000 | 80% | 40% fondo perduto + 40% prestito 0% | Solo Imprese Femminili con max €100.000 (non applicabile) |
*L’assistenza rimborsabile è un meccanismo di premialità esclusivo per compagini giovanili e imprese femminili: il prestito è suddiviso in 60 rate mensili, ma solo le prime 30 sono destinate al rimborso del vero prestito. Le ultime 30 rate (l’assistenza rimborsabile) vengono condonati a chi risulta in regola con tutti i pagamenti e ha correttamente rendicontato le spese. In pratica, chi è virtuoso nei rimborsi converte il 25% aggiuntivo in fondo perduto.
Esempio numerico: Impresa Femminile con €80.000 di investimento
| Componente | Importo | Nota |
|---|
| Investimento totale | € 80.000 | — |
| Intensità (impresa femminile ≤100.000) | 100% | Agevolazione piena |
| Fondo perduto | € 40.000 (50%) | Non da restituire mai |
| Prestito rimborsabile a 0% | € 20.000 (25%) | 30 rate mensili |
| Assistenza rimborsabile | € 20.000 (25%) | Condonata se virtuosa nei rimborsi (30 rate) |
| Fondo perduto effettivo (se virtuosa) | € 60.000 (75%) | Il vero vantaggio di questa categoria |
| Liquidità propria richiesta (+ IVA) | € 0 + IVA | L’investimento è coperto al 100% |
Contributo in conto esercizio (spese di gestione)
Oltre alle agevolazioni sugli investimenti, NIDI prevede un contributo a fondo perduto al 100% per le spese di gestione sostenute nei primi mesi di attività:
| Tipologia | Contributo gestione | Dettaglio |
|---|
| Tutte le imprese | Fino a € 10.000 (100% FP) | Spese di gestione generali dei primi 6 mesi |
| Compagini Giovanili e Imprese Femminili | Fino a € 15.000 (100% FP) | €10.000 ordinari + €5.000 aggiuntivi per servizi informatici |
Settori ammissibili: cosa puoi avviare con NIDI
NIDI copre un’ampia gamma di attività. Ma c’è un settore che è esplicitamente escluso e sul quale molti cadono: il commercio al dettaglio tradizionale. Aprire un negozio non è ammissibile. Punto.
I settori ammissibili sono:
- Attività manifatturiere e artigianali
- Costruzioni ed edilizia
- Riparazione autoveicoli e motocicli
- Ristorazione con cucina (esclusi bar, pub senza cucina, pasticcerie, gelaterie, birrerie, ristorazione mobile)
- Affittacamere e B&B imprenditoriale
- Servizi di informazione e comunicazione (ICT)
- Attività professionali, scientifiche e tecniche
- Agenzie di viaggio
- Servizi di supporto alle imprese
- Istruzione
- Sanità e assistenza sociale non residenziale
- Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (escluse lotterie, scommesse, case da gioco)
- Attività di servizi per la persona
- Traslochi, magazzinaggio, supporto ai trasporti, servizi postali
- Commercio elettronico (e-commerce) — esclusivamente per Compagini Giovanili e Imprese Femminili
L’elenco completo dei codici ATECO ammissibili è disponibile nell’Allegato 1 dell’Avviso sul portale Sistema Puglia.
Settori con requisiti specifici aggiuntivi
| Settore | Requisito aggiuntivo |
|---|
| Ristorazione con cucina | Almeno un socio deve avere: diploma di qualifica professionale di operatore della ristorazione (o equipollente) oppure almeno 26 settimane di contributi INPS documentati in strutture di ristorazione |
| Palestre / attività motorie | Responsabile tecnico con laurea in Scienze Motorie o titolo equipollente |
| Tatuatori | Corso Professionale Obbligatorio per Esercenti l’Attività di Tatuaggi e Piercing completato prima dell’invio della domanda |
| Attività professionali ordinistiche | Tutti i componenti della compagine devono essere professionisti ed erogare servizi professionali ai clienti dell’attività |
Spese ammissibili: cosa puoi comprare con le agevolazioni
Investimenti (conto impianti)
- Macchinari di produzione, impianti, attrezzature varie: nuovi, identificabili singolarmente, funzionali all’attività agevolata
- Automezzi commerciali: solo veicoli con unica fila di posti anteriore e vano di carico per merci/attrezzature. Le autovetture — anche se immatricolate come autocarro — non sono ammissibili
- Arredi e macchine per ufficio
- Opere edili e assimilate (impianti elettrici, idraulici, condizionamento, infissi, prefabbricati): per le attività ricettive (B&B, affittacamere) ammissibili solo entro il limite del 20% degli altri investimenti
- Piattaforme B2B/B2C, e-commerce proprietario, app mobile: ammissibili entro il massimo di €5.000, esclusivamente per Compagini Giovanili e Imprese Femminili
Spese di gestione (conto esercizio)
- Materie prime, semilavorati, materiali di consumo e scorte
- Locazione di immobili (da contratto regolarmente registrato)
- Utenze (energia, acqua, gas, telefono)
- Polizze assicurative relative all’attività
- Dispositivi di protezione individuale e collettiva
- Servizi informatici (per Imprese Femminili e Compagini Giovanili, nei €5.000 aggiuntivi): abbonamenti SaaS, hosting, domini, web marketing, SEO, Keywords Advertising, Social, Brand Awareness
Come si presenta la domanda: procedura passo per passo
La procedura NIDI è interamente telematica. Non si spedisce nulla per posta. Non si consegna nulla a mano. Tutto avviene su sistema.puglia.it/nidi, accessibile con SPID livello 2.
Documenti e dati necessari per la domanda preliminare
La domanda preliminare è articolata in più pannelli. Devi avere pronti:
- Dati anagrafici dei proponenti (documenti di identità in corso di validità)
- Codice ATECO dell’attività (deve corrispondere al certificato di attribuzione della partita IVA, se già aperta)
- Descrizione dell’iniziativa: prodotti/servizi, mercato di riferimento, potenziali clienti, scelta localizzativa
- Almeno 3 concorrenti (obbligatori — non si può dichiararne l’assenza)
- Preventivi di investimento: da fornitori con codice attività CCIAA idoneo alla vendita/installazione dei beni previsti. Devono essere conservati in originale per il colloquio successivo
- Prospetto economico previsionale con ricavi, costi, risultato economico
- Adempimenti amministrativi (sede, qualifica professionale, autorizzazioni edilizie)
- Dimostrazione della sede: estremi catastali dell’immobile individuato (non serve il contratto, ma solo l’individuazione)
Il colloquio: la fase più delicata
Dopo la valutazione di esaminabilità della domanda preliminare, le imprese idonee vengono convocate per un colloquio. Questo è il momento che fa la differenza.
Al colloquio deve partecipare il soggetto svantaggiato — e solo lui. Non il commercialista, non il consulente, non i soci non svantaggiati. Il valutatore verificherà che il proponente abbia piena competenza e consapevolezza del progetto d’impresa. Chi si presenta senza sapere rispondere sulle caratteristiche dell’attività che intende avviare viene bocciato.
Nella pratica, ho visto domande solide cadere in questa fase perché il “soggetto svantaggiato” era solo il prestanome della compagine, senza reale coinvolgimento nel progetto. Questo bando non funziona così.
La liquidità necessaria
Prima della concessione delle agevolazioni, l’impresa deve dimostrare di disporre della liquidità necessaria per coprire:
- La differenza tra l’investimento totale e le agevolazioni concedibili (se l’intensità è inferiore al 100%)
- L’IVA sull’intero programma di investimento (non agevolata)
La dimostrazione deve avvenire attraverso documentazione bancaria reale: estratti conto, libretti di risparmio, depositi titoli, mutui o finanziamenti già concessi. Non è sufficiente una lettera di referenze bancarie che attesti la disponibilità a concedere un finanziamento in futuro.
Le erogazioni
Le agevolazioni vengono erogate in due tranche:
- Prima erogazione (50%): erogata alla firma del contratto di agevolazione, a seguito della concessione
- Saldo (50%): erogato a rendicontazione delle spese sostenute
Il programma di spesa — sia per investimenti che per gestione — deve essere realizzato entro 6 mesi dalla prima erogazione, oppure entro 2 mesi dalla seconda. Le spese di gestione devono essere rendicontate contestualmente alle spese di investimento: non si può chiedere una proroga per le sole spese di gestione.
Requisiti della sede e il vincolo di continuità
Due aspetti tecnici che bloccano molte domande prima ancora che vengano valutate:
La sede
La sede operativa deve essere in Puglia, con destinazione d’uso compatibile con l’attività. Un’abitazione privata non è una sede idonea per un’attività di e-commerce, di ristorazione o di qualsiasi altra attività che richieda accesso di clienti o impiego di personale. Verifica prima la destinazione d’uso dell’immobile che hai in mente.
Il vincolo di no-continuità
NIDI finanzia solo nuove imprese. Non saranno esaminabili domande che si configurino come continuità di un’attività preesistente. Si considera continuità se si verifica anche solo una delle seguenti condizioni:
- Rilevamento di un’impresa esistente o acquisto di ramo d’azienda
- La sede individuata coincide con la sede operativa/legale utilizzata negli ultimi 3 mesi da un’attività operante nel medesimo settore
- L’amministratore del proponente è stato, nei 3 mesi precedenti, titolare o amministratore di altra impresa operante nel medesimo settore
Obblighi post-concessione: il CUP sulle fatture
Dalla concessione in poi, tutte le fatture emesse a partire dal 01/06/2023 dai fornitori devono riportare il Codice Unico di Progetto (CUP) nell’apposito campo della fattura elettronica (sezione “Dati dell’ordine di acquisto”). Puglia Sviluppo comunica il CUP dopo la concessione. Fatture prive di CUP non sono ammissibili alle agevolazioni — non ci sono deroghe su questo punto.
⚠️ Gli errori più comuni che bloccano le domande
- Impresa già operativa da più di 6 mesi: il sistema non consente di completare la domanda
- Concorrenti assenti: la domanda richiede almeno 3 concorrenti obbligatori
- Proponente non preparato al colloquio: il soggetto svantaggiato deve avere piena competenza e consapevolezza del progetto. Chi si presenta impreparato viene bocciato
- Fornitore con codice attività non idoneo: il fornitore deve avere in Camera di Commercio un’attività coerente con la fornitura prevista
- Sede con destinazione d’uso incompatibile: un’abitazione non è una sede valida per la maggior parte delle attività
- Continuità con impresa preesistente: stessa sede, stesso settore, stesso amministratore — anche solo uno di questi basta per l’inammissibilità
- Liquidità dimostrabile solo con lettera di referenze bancarie: non sufficiente — servono documenti di disponibilità reale
- CUP assente sulle fatture: causa di inammissibilità automatica per tutte le fatture emesse dal 01/06/2023
- Ristorazione senza qualifica: nessuna delle attività di ristorazione con cucina è ammissibile senza diploma o 26 settimane di contributi nel settore
NIDI vale la pena? Una valutazione realistica
NIDI è uno strumento generoso, ben costruito e con una storia di risultati documentata: nelle edizioni precedenti sono stati erogati oltre 155 milioni di euro a più di 3.000 imprese beneficiarie. Non è un bando di facciata.
Ma è uno strumento pensato per un profilo specifico: chi ha competenze nel settore che intende avviare, ha trovato una sede compatibile, ha raccolto preventivi seri e — soprattutto — riesce a presentarsi al colloquio con una padronanza concreta del progetto. Non funziona come veicolo per chi cerca semplicemente di incassare fondi pubblici.
Per chi rientra nel profilo giusto, però, i vantaggi sono reali: fondo perduto fino al 75% per le compagini virtuose, prestito a tasso zero per la parte rimanente, nessuna garanzia reale richiesta, e un contributo aggiuntivo per le spese di gestione. È tra i pochi strumenti regionali che permettono a una persona senza capitali di avviare concretamente un’impresa.
Considera il bando NIDI in combinazione con altri strumenti disponibili — come il bando Trasformazioni per la digitalizzazione o il regime startup innovative — per costruire un piano finanziario completo per la tua impresa nascente.
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⚠️ Disclaimer
Le informazioni contenute in questa guida sono fornite a scopo puramente informativo e non costituiscono una consulenza professionale. Nonostante l’impegno per garantire l’accuratezza delle informazioni, non possiamo assicurare che siano complete, aggiornate o prive di errori.
Per informazioni ufficiali e aggiornate, si raccomanda di consultare sempre i siti ufficiali degli enti erogatori e la normativa di riferimento. FinanziamentiSalento non si assume alcuna responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni contenute in questa guida.
ON – Nuove Imprese a Tasso Zero 2026: fino a 3 milioni per giovani e donne che fanno impresa
Finanziamento a tasso zero fino al 90% delle spese, contributo a fondo perduto fino al 20%, nessuna garanzia reale richiesta sotto i €250.000, un servizio gratuito di tutoraggio. ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero è lo strumento nazionale di Invitalia pensato per chi ha meno di 36 anni, o è donna di qualsiasi età, e vuole avviare o sviluppare una micro o piccola impresa in Italia.
A differenza di Smart&Start — che è riservato alle startup innovative iscritte all’apposito registro — ON è aperto a un ventaglio molto più ampio di settori: dalla produzione artigianale al turismo, dai servizi alle persone al commercio, passando per la ristorazione, l’innovazione sociale e molto altro. Non serve un contenuto tecnologico particolare. Serve un progetto serio, un team con le competenze giuste e un business plan credibile.
Lo sportello è aperto in modo continuativo, su tutto il territorio nazionale. Nuovo sportello operativo dal 30 aprile 2026. In questa guida trovi tutto: chi può accedere, quali investimenti finanziano, quanto vale l’agevolazione — divisa per tipologia di impresa — e come si presenta la domanda.
Cos’è ON e chi lo gestisce
ON — Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero è disciplinato dal Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 4 dicembre 2020 (GU n. 21 del 27/01/2021), con disposizioni operative definite dalla Circolare MISE 8 aprile 2021 n. 117378. Il soggetto gestore è Invitalia S.p.A., che cura tutta l’istruttoria, la concessione, l’erogazione e il monitoraggio.
Dal 11 dicembre 2025 è operativa la nuova piattaforma digitale Invitalia. Il nuovo sportello per le domande è stato aperto dal 30 aprile 2026. La procedura è esclusivamente online, con accesso tramite SPID, CNS o CIE.
Dati essenziali
| Parametro | Valore |
|---|
| Normativa | DM 4 dicembre 2020 + Circolare MISE 8 aprile 2021 n. 117378 |
| Gestore | Invitalia S.p.A. per conto di MIMIT |
| Apertura sportello | Dal 30 aprile 2026 – continuativo (fino a esaurimento risorse) |
| Procedura | Valutativa a sportello – ordine cronologico, nessuna graduatoria |
| Piattaforma | Nuova piattaforma Invitalia dall’11/12/2025 (SPID/CNS/CIE) |
| Agevolazione | Finanziamento a 0% + contributo a fondo perduto, fino al 90% delle spese |
Chi può candidarsi: i requisiti soggettivi
ON non è aperto a tutti: è pensato per chi appartiene a categorie storicamente svantaggiate nell’accesso al credito. Il requisito fondamentale riguarda la composizione della compagine societaria.
Il requisito di genere/età sulla compagine
La società deve essere composta, per oltre la metà numerica dei soci E di quote di partecipazione, da almeno una di queste categorie:
| Categoria | Condizione |
|---|
| Giovani | Età compresa tra 18 e 35 anni (non aver ancora compiuto 36 anni alla data di presentazione della domanda) |
| Donne | Donne di qualsiasi età (non è previsto limite massimo di età) |
Attenzione: il requisito vale per entrambe le condizioni — sia per il numero dei soci sia per le quote di partecipazione. Una società composta da tre soci (2 under 35 e 1 over 35) con il 60% delle quote in mano all’over 35 non supera il requisito sul capitale, anche se soddisfa quello numerico.
Altri requisiti dell’impresa
- Micro o piccola dimensione (ai sensi del Reg. GBER e della Raccomandazione CE 2003/361)
- Costituita da non più di 60 mesi alla data di presentazione della domanda
- Forma societaria (sono escluse ditte individuali, società semplici e società di fatto)
- Sede legale e operativa in Italia (le società straniere devono dimostrare una sede operativa italiana alla prima richiesta di erogazione)
- Non in liquidazione volontaria, non soggetta a procedure concorsuali, non “impresa in difficoltà” ai sensi del Reg. GBER
- Non controllata da soci che nei 12 mesi precedenti abbiano cessato un’attività analoga a quella oggetto della domanda
Persone fisiche non ancora costituite in società
Possono presentare domanda anche le persone fisiche che intendono costituire una società. In questo caso, l’impresa deve essere formalmente costituita e i requisiti dimostrati entro 45 giorni dalla comunicazione di ammissione alle agevolazioni. Se la società non viene costituita entro quel termine, la domanda decade.
Le due fasce di impresa: Capo II e Capo III
Il decreto distingue due sottogruppi con regole diverse, basati sull’anzianità dell’impresa al momento della domanda:
| Fascia | Età impresa | Spese max | FP massimo | Capitale circolante | Tutoraggio |
|---|
| Capo II | Da 0 a 36 mesi (escluso) | € 1.500.000 | 20% su macchinari/software/brevetti | Sì – max 20% spese investimento | Sì |
| Capo III | Da 36 a 60 mesi | € 3.000.000 | 15% su macchinari/software/brevetti/marchi | No | No |
I settori finanziabili: cosa puoi avviare con ON
ON copre una gamma di settori molto più ampia rispetto a Smart&Start. Non serve un contenuto tecnologico specifico. I settori ammissibili sono:
- Produzione di beni: industria, artigianato, trasformazione di prodotti agricoli, inclusi settori afferenti all’innovazione sociale
- Fornitura di servizi: servizi alle imprese e/o alle persone, inclusa l’innovazione sociale
- Commercio: commercio di beni e servizi
- Turismo: incluse attività turistico-culturali per la valorizzazione del patrimonio culturale/ambientale/paesaggistico, attività di ricettività e accoglienza
Settori esclusi: pesca e acquacoltura, produzione agricola primaria, esportazioni.
E qui sta una delle differenze chiave rispetto ai bandi regionali come il NIDI Puglia: ON non esclude il commercio al dettaglio. Una rivendita specializzata, un’attività commerciale innovativa o un negozio inserito in un progetto organico può essere finanziato con ON, a differenza di NIDI.
Le agevolazioni: struttura, importi e tutoraggio
L’agevolazione si compone sempre di due parti: un finanziamento agevolato a tasso zero e un contributo a fondo perduto. La somma delle due non può superare il 90% delle spese ammissibili. Il fondo perduto ha però un massimale specifico, diverso per le due fasce.
Agevolazioni per imprese Capo II (fino a 36 mesi)
| Componente | Percentuale | Base di calcolo |
|---|
| Finanziamento a tasso 0% | Variabile | Spese ammissibili totali |
| Contributo a fondo perduto | Max 20% | Solo su macchinari/impianti/attrezzature + programmi informatici/TIC + brevetti/licenze (NO opere murarie) |
| Agevolazione totale massima | 90% | Spese ammissibili totali |
Esempio Capo II: progetto da €600.000
| Voce | Importo | Note |
|---|
| Spese ammissibili totali | € 600.000 | — |
| Di cui macchinari/software/brevetti | € 400.000 | Base per il FP |
| Agevolazione totale (90%) | € 540.000 | Finanziamento + FP |
| Contributo a fondo perduto (max 20% di €400K) | € 80.000 | Non da restituire |
| Finanziamento a tasso 0% da restituire | € 460.000 | In 10 anni, rate semestrali |
| Investimento netto dell’impresa | € 60.000 + IVA | 10% non coperto + IVA |
Agevolazioni per imprese Capo III (36-60 mesi)
| Componente | Percentuale | Base di calcolo |
|---|
| Finanziamento a tasso 0% | Variabile | Spese ammissibili totali |
| Contributo a fondo perduto | Max 15% | Solo su macchinari/impianti/attrezzature + programmi informatici/brevetti/licenze/marchi (NO immobile, NO opere murarie) |
| Agevolazione totale massima | 90% | Spese ammissibili totali |
Il finanziamento a tasso zero: condizioni
| Parametro | Condizione |
|---|
| Tasso di interesse | 0% fisso |
| Durata massima | 10 anni |
| Rate | Semestrali costanti, scadenti il 31 maggio e 30 novembre di ogni anno, a decorrere dalla seconda scadenza successiva all’erogazione dell’ultima quota a saldo |
| Garanzie | Nessuna garanzia per finanziamenti fino a €250.000. Privilegio speciale sui beni per finanziamenti oltre €250.000. Per Capo III con acquisto immobile: ipoteca di primo grado |
| Mora | In caso di ritardo nel pagamento: TUR vigente + 3 punti percentuali, senza necessità di messa in mora |
Tutoraggio tecnico-gestionale gratuito (solo Capo II)
Per le imprese Capo II (costituite da non più di 36 mesi), Invitalia eroga servizi di tutoraggio gratuiti, finalizzati a trasferire competenze su: accesso al mercato dei capitali, marketing, organizzazione e risorse umane, innovazione e trasferimento tecnologico, corretta fruizione delle agevolazioni. Il valore del tutoraggio dipende dall’importo delle spese ammesse:
| Spese ammissibili | Valore tutoraggio |
|---|
| Fino a € 250.000 | € 5.000 |
| Oltre € 250.000 | € 10.000 |
Spese ammissibili: Capo II e Capo III a confronto
Spese Capo II (imprese ≤36 mesi — spese max €1.500.000)
| Categoria | Limite/condizioni |
|---|
| Opere murarie e assimilate (incluse ristrutturazioni) | Max 30% dell’investimento ammissibile |
| Macchinari, impianti, attrezzature varie nuovi di fabbrica | Strettamente necessari all’attività, dimensionati alla produzione effettiva, identificabili singolarmente. Ammessi anche per servizi in formula sharing economy |
| Programmi informatici e servizi TIC | Commisurati alle esigenze produttive/gestionali. Incluse tecnologie e applicazioni emergenti: intelligenza artificiale, blockchain, Internet of Things |
| Brevetti e licenze d’uso | Acquisto di brevetti o acquisizione di licenze d’uso |
| Consulenze specialistiche | Max 5% dell’investimento ammissibile |
| Oneri contratto di finanziamento e (se applicabile) di costituzione della società | Solo per persone fisiche che si costituiscono a seguito dell’ammissione |
| Capitale circolante | Max 20% delle spese di investimento ammesse. Utilizzabile per: materie prime/semilavorati/merci; servizi necessari all’attività; godimento di beni di terzi |
Spese Capo III (imprese 36-60 mesi — spese max €3.000.000)
| Categoria | Limite/condizioni |
|---|
| Acquisto immobile sede attività (solo turismo) | Max 40% dell’investimento complessivo ammissibile |
| Opere murarie e assimilate (incluse ristrutturazioni) | Max 30% dell’investimento complessivo ammissibile |
| Macchinari, impianti, attrezzature nuovi di fabbrica | Strettamente necessari, dimensionati alla produzione effettiva, identificabili singolarmente |
| Programmi informatici, brevetti, licenze e marchi | Devono essere: ammortizzabili; utilizzati esclusivamente nell’unità produttiva agevolata; acquistati da terzi indipendenti a condizioni di mercato; presenti in bilancio per almeno 3 anni |
Note importanti per il Capo III: non è previsto il capitale circolante. Per le sole imprese del turismo, l’acquisto dell’immobile sede è ammissibile ma con ipoteca di primo grado come garanzia sul finanziamento. Non sono ammissibili beni usati in nessun caso.
Come si presenta la domanda e come si svolge la valutazione
Requisiti per accedere alla piattaforma
- Identità digitale: SPID livello 2, CNS o CIE
- Firma digitale del legale rappresentante (o del soggetto proponente persona fisica)
- PEC attiva
Le società già costituite devono registrarsi preventivamente tramite il modulo “Anagrafica e deleghe” della nuova piattaforma Invitalia. Le società non costituite e le società estere accedono con le credenziali dello stesso compilatore che presenta la domanda.
Il processo di valutazione in due fasi
La valutazione di ON si articola in due colloqui distinti, ciascuno con obiettivi precisi:
| Fase | Oggetto | Tempistica |
|---|
| Primo colloquio | Verifica delle competenze del team imprenditoriale; coerenza del progetto con gli aspetti tecnico-produttivi e organizzativi; coerenza con le potenzialità del mercato di riferimento. Attribuzione di punteggi per ciascun criterio | Entro 45 giorni dalla presentazione della domanda completa |
| Secondo colloquio | Sostenibilità economico-finanziaria dell’iniziativa; verifica della congruità delle spese; idoneità della sede individuata; per Capo II: compatibilità delle esigenze di capitale circolante con il piano | Entro 45 giorni dalla conclusione del primo colloquio |
La premialità nel punteggio è riconosciuta ai programmi che introducono soluzioni innovative sotto il profilo organizzativo, produttivo o commerciale. Serve quindi documentare anche questo aspetto nel business plan.
Erogazione delle agevolazioni
| Modalità | Dettaglio |
|---|
| SAL (stati di avanzamento lavori) | Max 5 SAL. Il primo SAL non può essere inferiore al 25% delle spese ammissibili totali. Ogni SAL successivo ≥10% spese ammesse. Ogni erogazione (tranne la prima) richiede dimostrazione del pagamento delle spese presentate nel SAL precedente |
| Anticipazione | Fino al 40% delle agevolazioni concesse, previa fideiussione a prima richiesta di pari importo |
| Scadenza programma (Capo II) | 24 mesi dalla firma del contratto; proroga max 6 mesi |
| Scadenza programma (Capo III) | 24 mesi dalla firma del contratto; proroghe cumulative max 12 mesi |
| Termine erogazioni | La richiesta dell’ultimo SAL deve avvenire entro 30 mesi dalla firma del contratto (salvo proroga autorizzata) |
Obblighi post-concessione e cause di revoca
Una volta ottenuto il finanziamento, i vincoli durano nel tempo. Le principali cause di revoca totale o parziale:
- Documentazione irregolare o requisiti assenti (non sanabili)
- Mancato rispetto dei tempi di realizzazione del programma
- Trasferimento, alienazione o destinazione diversa dei beni agevolati nei 3 anni dalla data di ultimazione del programma, senza autorizzazione di Invitalia
- Delocalizzazione dell’attività in Paesi extra-UE entro 5 anni dall’ultimazione dell’iniziativa
- Cessazione, alienazione o trasferimento all’estero dell’impresa prima di 3 anni dall’ultimazione
- Mancato pagamento di una rata protratto oltre 12 mesi
- Variazioni della compagine societaria che portino al venir meno del requisito di genere/età, avvenute dalla data di domanda e nei 3 anni successivi alla firma del contratto
Quest’ultimo punto è rilevante: se una socia donna cede le quote a un socio non rientrante nella categoria, facendo scendere sotto il 50% la componente femminile/giovanile, l’agevolazione viene revocata.
ON, NIDI Puglia e Smart&Start: quale strumento scegliere
Nella mia esperienza, questa è la domanda più frequente da parte di giovani imprenditori pugliesi. I tre strumenti non si escludono, ma hanno profili diversi che vanno analizzati caso per caso.
| Elemento | ON (Invitalia) | NIDI (Puglia) | Smart&Start (Invitalia) |
|---|
| Copertura geografica | Nazionale | Solo Puglia | Nazionale |
| Età impresa | Max 60 mesi | Max 6 mesi | Max 60 mesi |
| Tipologia ammessa | Micro e piccole imprese | Microimprese | Solo startup innovative |
| Settori | Industria, servizi, commercio, turismo | Manifattura, servizi, B&B, ristorazione | Solo alta tecnologia |
| Spese max | €1,5M (Capo II) / €3M (Capo III) | €50K-€150K per categoria | €1,5M |
| Fondo perduto | Max 20% (Capo II) / 15% (Capo III) | 50% + premialità | 0% (solo Mezzogiorno: 30%) |
| Garanzie | No (fino €250K) | No | No |
In sintesi: per una startup innovativa pugliese, Smart&Start offre il mix più vantaggioso grazie al fondo perduto del 30%. Per chi vuole avviare un’impresa in settori tradizionali con un progetto da poche decine di migliaia di euro, NIDI è più accessibile. ON copre la fascia intermedia — progetti da €100.000 a €3.000.000, settori più ampi, senza il vincolo della startup innovativa — ed è accessibile su tutto il territorio nazionale.
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⚠️ Disclaimer
Le informazioni contenute in questa guida sono fornite a scopo puramente informativo e non costituiscono una consulenza professionale. Nonostante l’impegno per garantire l’accuratezza delle informazioni, non possiamo assicurare che siano complete, aggiornate o prive di errori.
Per informazioni ufficiali e aggiornate, si raccomanda di consultare sempre i siti ufficiali degli enti erogatori e la normativa di riferimento. FinanziamentiSalento non si assume alcuna responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni contenute in questa guida.
Bando TecnoNidi Puglia 2026: fino a 280.000 euro per startup innovative
Il Fondo TecnoNidi mette sul tavolo quasi 20 milioni di euro per startup innovative pugliesi. Il meccanismo è semplice: presenti un progetto con contenuto tecnologico, superi la valutazione, e ottieni fino a 200.000 euro a fondo perduto e in prestito a tasso zero per gli investimenti, più altri 80.000 euro a fondo perduto per le spese di gestione. In totale, puoi arrivare a 280.000 euro di agevolazione su un progetto da 350.000 euro.
Non è un bando semplice. La valutazione è seria, con esperti indipendenti che analizzano il tuo progetto, e c’è un colloquio — chiamato “pitch” — in cui devi presentare la tua idea. Ma se hai una startup tecnologica con basi solide, TecnoNidi è probabilmente lo strumento più potente disponibile oggi in Puglia.
In questa guida trovi tutto quello che serve: requisiti precisi, spese ammissibili, importi, procedura passo per passo, e qualche avvertimento su cosa può bloccare la domanda.
Cos’è TecnoNidi e chi lo gestisce
TecnoNidi è uno strumento finanziario della Regione Puglia, gestito da Puglia Sviluppo S.p.A., che opera nell’ambito del Programma Regionale Puglia FESR-FSE+ 2021-2027. Più precisamente, attinge all’Azione 1.4 (creazione e consolidamento di startup innovative) e all’Azione 1.11 (accesso al credito e finanza innovativa).
La versione attiva è quella pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 88 del 31 ottobre 2024, che ha sostituito integralmente il precedente avviso del novembre 2023. Le domande presentate a valere sul vecchio avviso per cui non era ancora stato adottato un provvedimento di concessione possono proseguire l’iter sul nuovo avviso.
Gestione e riferimenti ufficiali
Soggetto gestore: Puglia Sviluppo S.p.A. — Via delle Dalie, Zona Industriale, 70026 Modugno (BA)
Telefono: 080/5498811
Portale domande: www.sistema.puglia.it/tecnonidi
Responsabile procedimento: Dott. Alfredo Lobello
Dotazione finanziaria: €19.705.882,35 (fino ad esaurimento risorse)
Requisiti per accedere a TecnoNidi: chi può candidarsi
Partiamo da qui, perché molte domande vengono bloccate in istruttoria per requisiti non rispettati. TecnoNidi è destinato a piccole imprese pugliesi con contenuto tecnologico. Ma “piccola impresa” da sola non basta.
Requisiti soggettivi obbligatori
Alla data di presentazione della domanda, l’impresa deve rispettare tutte queste condizioni:
| Requisito | Dettaglio |
|---|
| Forma giuridica | Società di capitali (SRL, SPA, cooperative) |
| Dimensione | Piccola impresa ai sensi della Raccomandazione CE 2003/361/CE |
| Anzianità | Non iscritta da più di 5 anni al registro imprese |
| Utili | Non aver mai distribuito utili |
| Sede operativa | Individuata in Puglia (titolo di disponibilità non richiesto in fase preliminare) |
| Stato legale | Non in liquidazione, non soggetta a procedure concorsuali, non “impresa in difficoltà” |
| Agevolazioni precedenti | Non aver ricevuto aiuti dichiarati illegali o incompatibili dalla Commissione UE |
Le tre tipologie di impresa ammissibili
Oltre ai requisiti base, l’impresa deve rientrare in almeno una di queste categorie:
- Tipologia a): Startup innovativa regolarmente iscritta al registro speciale di cui al D.L. 179/2012 (Legge 221/2012)
- Tipologia b): Impresa che ha sostenuto costi di ricerca e sviluppo pari ad almeno il 10% del totale costi di esercizio in almeno uno degli ultimi tre anni, oppure che può dimostrare — tramite valutazione di esperto esterno — che svilupperà prodotti, servizi o processi nuovi rispetto allo stato dell’arte
- Tipologia c): Impresa che ha ricevuto un marchio di eccellenza dal Consiglio Europeo per l’Innovazione (Seal of Excellence), finanziamenti dal Fondo EIC o dall’Acceleratore EIC, o ha partecipato all’iniziativa CASSINI
E attenzione a un dettaglio che spesso viene sottovalutato: le imprese di tipologia b) senza costi R&S documentati e non iscritte al registro startup devono presentare obbligatoriamente l’Allegato B — la dichiarazione sostitutiva rilasciata da un laboratorio o centro di ricerca accreditato al MUR — oppure una domanda di brevetto già pubblicata.
Settori ammissibili e tecnologie chiave
TecnoNidi non finanzia qualsiasi attività innovativa. Il progetto deve rientrare in una delle aree di innovazione della Strategia Smart Puglia 2030 e fare riferimento alle Tecnologie Chiave Abilitanti (KET) previste dall’Allegato A dell’Avviso.
| Area prioritaria | Esempi di aree di innovazione |
|---|
| Manifattura sostenibile | Nuovi materiali, IA, robotica, sensoristica, automotive elettrico, aerospazio, microsatelliti |
| Agroalimentare | Tracciabilità alimentare, nutraceutica, agricoltura intelligente, eco-packaging |
| Sistema casa e moda | Casa intelligente, eco-progettazione mobili, nuovi tessuti tecnici, sostenibilità circolare |
| Salute dell’uomo e ambiente | Salute digitale, medicina predittiva, dispositivi medici, telemedicina, monitoraggio ambientale |
| Sistemi energetici e ambientali | Comunità energetiche, efficienza energetica, recupero rifiuti, energie rinnovabili |
| Comunità digitali, creative e inclusive | Turismo intelligente, beni culturali digitali, cloud computing, big data, IA, cybersecurity |
Sono invece esclusi a priori i settori pesca, produzione agricola primaria, carbone, siderurgia, costruzione navale, trasporti e infrastrutture, distribuzione energia, servizi di alloggio e ristorazione, attività finanziarie e immobiliari, istruzione, sport, attività commerciali tradizionali (salvo e-commerce puro con codice ATECO 47.91.10).
Quanto vale l’agevolazione: importi e struttura
Qui sta il cuore dell’opportunità. TecnoNidi combina fondo perduto e prestito a tasso zero in un pacchetto che, per alcune startup, può coprire fino all’80% delle spese previste.
Schema agevolazioni in conto impianti (investimenti)
| Componente | Calcolo | Massimo |
|---|
| Sovvenzione diretta (fondo perduto) | 40% degli investimenti ammissibili | € 100.000 |
| Prestito rimborsabile a 0% | 40% degli investimenti ammissibili | € 100.000 |
| Totale conto impianti | 80% degli investimenti ammissibili | € 200.000 |
Contributo in conto esercizio (costi di funzionamento)
| Componente | Calcolo | Massimo |
|---|
| Sovvenzione diretta (fondo perduto) | 80% delle spese di funzionamento ammissibili | € 80.000 |
Condizioni del prestito rimborsabile
| Parametro | Valore |
|---|
| Importo minimo | € 10.000 |
| Importo massimo | € 100.000 |
| Tasso di interesse | 0,00% fisso |
| Preammortamento | 6 mesi dall’erogazione dell’intero prestito |
| Durata massima rimborso | 60 mesi (escluso preammortamento) |
| Modalità rimborso | Rate costanti posticipate via SEPA Direct Debit |
| Garanzie | Fideiussione personale di almeno un socio o amministratore |
| Estinzione anticipata | Possibile in qualsiasi momento, senza penali |
Esempio numerico completo
| Investimenti ammissibili | Agevolazioni concedibili | Prima erogazione | Seconda erogazione | Terza erogazione |
|---|
| € 50.000 | € 40.000 | € 10.000 | € 20.000 | € 10.000 |
| € 100.000 | € 80.000 | € 20.000 | € 40.000 | € 20.000 |
| € 250.000 | € 200.000 | € 50.000 | € 100.000 | € 50.000 |
Spese ammissibili: cosa puoi finanziare con TecnoNidi
Le spese devono essere sostenute dopo la presentazione dell’istanza definitiva (non dalla domanda preliminare — attenzione a questo punto) ed entro 12 mesi dalla prima erogazione oppure entro 6 mesi dalla seconda.
Investimenti in attivi materiali e immateriali
- Macchinari, impianti, attrezzature, arredi: purché nuovi di fabbrica, identificabili singolarmente, a servizio esclusivo dell’unità produttiva. Sono ammessi anche automezzi commerciali dimensionati alla produzione. Importo minimo fattura: €500 imponibile
- Opere edili e assimilate (inclusi impianti elettrici, idraulici, di condizionamento, telematici, prefabbricati): ammissibili entro il limite del 30% dell’investimento in altri attivi. Richiedono computo metrico redatto da tecnico abilitato
- Attivi immateriali: software, licenze, know-how brevettato o non brevettato, piattaforme informatiche sviluppate ad hoc. Devono essere ammortizzabili, acquistati a condizioni di mercato da terzi indipendenti, mantenuti in azienda per almeno 3 anni
Per gli attivi immateriali sviluppati ad hoc è obbligatoria la perizia giurata di un tecnico abilitato che attesti la congruità del prezzo e l’ammortizzabilità del bene.
Costi di funzionamento (spese di esercizio)
| Tipologia di spesa | Note e limiti |
|---|
| Personale dipendente | Solo retribuzione netta da cedolino paga, dipendenti con qualifica adeguata all’area tecnologica. Esclusi amministratori. Escluso se l’impresa ha già fruito di altre agevolazioni per le stesse mensilità |
| Locazione immobili | Da contratti registrati o uffici temporanei/coworking (con codice identificativo postazione in planimetria) |
| Utenze (energia, acqua, telefono, connettività) | Solo da contratti intestati all’impresa, corrisposte direttamente ai gestori |
| Premi assicurativi | Riferiti all’attività d’impresa (furto, incendio, RC). Unica voce con validità pluriennale |
| Canoni e abbonamenti software/cloud/marketing digitale | Accesso a banche dati, SaaS, hosting, domini, SEO, Keywords Advertising, Social |
| Personalizzazione siti web | Solo da imprese del settore sviluppo software |
| Consulenza in materia di innovazione e brevettazione | Max €30.000 per questa voce. Tariffe da Allegato E (max €600/giornata per oltre 15 anni di esperienza) |
| Servizi di sostegno all’innovazione (test e certificazioni) | Max €30.000 per questa voce |
| Consulenza per certificazioni ambientali, qualità, RSI | Max €30.000 per questa voce |
| Prima partecipazione a fiera specializzata (stand + allestimento) | Importo minimo fattura: €500 imponibile |
Spese non ammissibili principali: IVA recuperabile, terreni e immobili, autovetture, leasing, ammortamenti, tasse, pagamenti in contanti o non tracciabili, forniture chiavi in mano, acquisti da soci/parenti entro il secondo grado, acquisti infragruppo, beni usati, intermediazione nella fornitura.
La procedura passo per passo
La procedura di TecnoNidi si articola in fasi distinte. Conoscerle bene fa la differenza tra una domanda che avanza e una che si inceppa.
Fase 1: Domanda preliminare online
L’accesso avviene esclusivamente tramite il portale Sistema Puglia, con autenticazione SPID livello 2, CIE o CNS. Non sono accettate domande via email o altri canali.
La domanda preliminare (Allegato C.1) include numerose sezioni: dati aziendali e del team, analisi di mercato con almeno 3 concorrenti, prodotti/servizi con previsioni quantitative per i primi 2 anni, preventivi fornitori, prospetto economico previsionale, e la sostenibilità finanziaria. Va allegata anche tutta la documentazione richiesta dall’art. 6 dell’Avviso.
Documentazione obbligatoria da allegare:
- Allegato C.2 — Illustrazione del contenuto innovativo (con analisi stato dell’arte, confronto competitivo, piano go-to-market, profili del personale, schema fonti/impieghi, bilancio previsionale)
- Attestazione delle attività di ricerca (Allegato B oppure domanda di brevetto pubblicata, per le imprese tipologia b)
- Documenti di identità del legale rappresentante e di tutti i soci
- DSAN vigenza e iscrizione CCIAA
- Documentazione sede operativa con visura catastale
- Preventivi investimenti su carta intestata fornitore, datati, intestati all’impresa, con dettaglio caratteristiche tecniche
- Perizia giurata per attivi immateriali ad hoc
- Atto costitutivo e statuto
- Questionario ex-ante (Allegato D)
La domanda è protocollata nell’ordine cronologico di invio. Le risorse sono limitate: chi arriva prima ha accesso prioritario.
Fase 2: Valutazione di esaminabilità ed esperto indipendente
Puglia Sviluppo verifica completezza formale e requisiti minimi. Contemporaneamente, un esperto indipendente ad alto profilo tecnico-scientifico (dall’albo MISE o ARTI) analizza il progetto per valutare la possibilità di sviluppare prodotti/servizi nuovi rispetto allo stato dell’arte e la maturità tecnologica (TRL 9 raggiungibile). È anche verificata la coerenza con Smart Puglia 2030.
Fase 3: Colloquio (pitch)
Se l’esame è positivo, l’impresa viene convocata — anche in videoconferenza — per un colloquio di approfondimento. Va presentato un pitch del progetto secondo lo schema disponibile sul portale. Al termine del colloquio si formalizza l’istanza definitiva di accesso alle agevolazioni. La mancata partecipazione senza giustificazione comporta la decadenza della domanda.
Fase 4: Istruttoria e valutazione sostanziale
L’istanza definitiva viene valutata su tre aree, ciascuna da 0 a 10 punti:
| Area | Criteri principali | Punteggio |
|---|
| a) Know-how e carattere innovativo | Competenze tecniche, conoscenze manageriali, connessioni con area tecnologica | 0-10 |
| b) Qualità e fattibilità tecnica | Analisi di mercato, capacità di introdurre innovazioni, organizzazione produttiva, contributo alle transizioni | 0-10 |
| c) Sostenibilità economico-finanziaria | Redditività attesa, attendibilità previsioni, mezzi propri disponibili, capacità di raccolta capitale di rischio | 0-10 |
Per essere ammessa, l’istanza deve ottenere almeno 18 punti complessivi e nessuna area sotto 5. Sono previsti punteggi aggiuntivi (+1 ciascuno) per: componente femminile/giovanile ≥25% del capitale, connessione con sistema ricerca/Open Innovation, collaborazione con grandi aziende.
Fase 5: Concessione e erogazione
Le imprese ammesse ricevono il contratto di finanziamento via PEC e vengono convocate per la sottoscrizione. In questa sede si richiede anche la prima erogazione. Le agevolazioni in conto impianti sono erogate in tre tranche:
- Prima erogazione: 25% — contestualmente alla firma del contratto
- Seconda erogazione (SAL): 50% — documentando pagamenti per almeno il 40% degli investimenti totali, entro 6 mesi dalla prima erogazione
- Terza erogazione (saldo): 25% — documentando pagamenti per almeno l’80% degli investimenti, entro 12 mesi dalla prima erogazione (o 6 mesi dalla seconda)
Entro 30 giorni dalla terza erogazione va dimostrato il 100% dei pagamenti, insieme alla polizza assicurativa triennale sui beni agevolati.
Per i contributi in conto esercizio, il meccanismo è simile: anticipazione del 40% tramite polizza fideiussoria oppure rendicontazione spese al 40%, seconda erogazione al raggiungimento dell’80%, saldo alla dimostrazione del 100%.
Obblighi post-concessione e cause di revoca
Ottenere il finanziamento è solo l’inizio. Gli obblighi durano fino al completo rimborso del prestito, con alcune vincoli triennali dalla data di completamento degli investimenti.
Punti critici da tenere a mente:
- CUP obbligatorio: Su tutte le fatture emesse dal 01/06/2023 deve essere indicato il Codice Unico di Progetto in formato .xml e .pdf, pena l’inammissibilità della spesa. Puglia Sviluppo comunica il CUP dopo il colloquio.
- Conto corrente dedicato: Tutti i pagamenti devono transitare da un conto corrente intestato all’impresa, esclusivamente via bonifico, assegno bancario o circolare. Pagamenti in contanti: inammissibili.
- Vincolo di destinazione: I beni materiali e immateriali agevolati devono rimanere in uso all’impresa per almeno 3 anni dalla data dell’ultimo titolo di spesa.
- Sede operativa: Non può essere spostata per 3 anni senza autorizzazione di Puglia Sviluppo.
- Attività prevalente: Per 3 anni non può essere modificata in un settore escluso dall’art. 3 dell’Avviso.
- Contratto collettivo nazionale: Applicazione integrale per tutti i dipendenti, per l’intero periodo di attività incentivata (clausola sociale).
Le cause di revoca sono numerose. Le più frequenti nella pratica: mancato pagamento di 6 rate consecutive, variazione del conto corrente senza comunicare entro 15 giorni, distrazione dei beni dall’uso previsto prima dei 3 anni, mancato completamento del programma nei termini.
Cumulo con altri aiuti
Gli aiuti TecnoNidi possono essere cumulati con altre misure di aiuto di Stato — a condizione che il cumulo non superi il costo sostenuto e nei limiti delle soglie massime del Reg. UE 651/2014. Ma non sono cumulabili con aiuti de minimis sugli stessi costi ammissibili.
Nella mia esperienza, questa è una domanda ricorrente: molte startup pugliesi valutano TecnoNidi insieme ad altri strumenti regionali o nazionali. La risposta è che il cumulo è teoricamente possibile, ma va pianificato con attenzione per evitare il superamento dei massimali e il doppio finanziamento.
Errori comuni da evitare
Ho visto domande ben costruite bloccarsi per motivi evitabili. Ecco i principali:
⚠️ Attenzione a questi punti
- Allegato B mancante o non idoneo: Le startup tipologia b) senza R&S documentata devono necessariamente avere l’Allegato B da un organismo accreditato MUR. Non è sostituibile con dichiarazioni proprie.
- Sede non identificata in planimetria per coworking: Non basta indicare l’indirizzo. Per spazi di coworking o incubazione, ogni postazione va identificata con un codice in planimetria.
- Preventivi fornitori non idonei: I preventivi devono essere su carta intestata, datati, firmati, intestati all’impresa proponente, con dettaglio tecnico sufficiente a valutare congruità. Il fornitore deve avere codice attività idoneo alla fornitura. Per opere edili: abilitazione obbligatoria.
- Spese antecedenti all’istanza definitiva: Le spese per investimenti sostenute prima del colloquio-pitch sono inammissibili. Non prima della domanda preliminare: prima dell’istanza definitiva.
- Mancanza di concorrenti nella domanda: Servono almeno 3 concorrenti nella sezione C.2. Domande carenti su questo punto vengono bloccate in automatico dal sistema.
- Variazioni attivi immateriali senza perizia aggiornata: Se cambi fornitore o fornitura di attivi immateriali, devi riprendere l’iter valutativo con nuova perizia giurata.
TecnoNidi conviene? Una valutazione realistica
Parliamo chiaro: TecnoNidi è uno degli strumenti più generosi per le startup innovative del Sud Italia. Fondo perduto al 40% sugli investimenti, prestito a tasso zero per il restante 40%, e un altro 80% a fondo perduto sui costi di gestione. Su un progetto da 350.000 euro puoi ottenere 280.000 euro di agevolazione.
Ma la procedura è impegnativa. La valutazione da parte di esperti indipendenti è seria. Il pitch conta. E gli obblighi post-concessione durano anni. Non è uno strumento per chi vuole “fare domanda e vedere cosa succede”.
Se hai una startup tecnologica con un progetto solido, competenze documentate e un team credibile, TecnoNidi vale assolutamente la pena. Se il progetto è ancora in fase embrionale o il contenuto innovativo è debole, il rischio di inammissibilità è alto.
Prima di presentare domanda, ti consiglio un incontro di orientamento con Puglia Sviluppo — è previsto dall’Avviso ed è gratuito — per verificare i requisiti e impostare correttamente il piano di spesa. E considera che le risorse sono limitate a circa 20 milioni: il criterio è cronologico.
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