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L’Intervento SRD13 finanzia gli investimenti delle imprese che trasformano e commercializzano prodotti agricoli in Puglia. Rientra nel Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023-2027 ed è stato presentato come bando “Filiere di Puglia”. La dotazione è di 40 milioni di euro. Il sostegno arriva sotto forma di contributo a fondo perduto: fino al 50% della spesa per le PMI, fino al 25% per le grandi imprese. Due le linee di intervento, la modernizzazione dei processi produttivi (Azione 1) e l’energia rinnovabile per autoconsumo (Azione 2).
Possono presentare domanda imprese singole o associate — comprese PMI, grandi imprese, consorzi e reti — che operano nella trasformazione e/o commercializzazione dei prodotti agricoli elencati nell’Allegato I del TFUE. Restano esclusi i prodotti della pesca e dell’acquacoltura. Il prodotto finale può anche non rientrare nell’Allegato I, purché derivi da materie prime agricole ammissibili.
C’è un vincolo che merita attenzione. Se il beneficiario è anche produttore di materia prima agricola, l’attività di trasformazione deve riguardare in misura prevalente materie prime di terzi: almeno il 66% della quantità totale. E almeno il 10% del totale deve provenire da produttori agricoli, singoli o associati, ai sensi dell’art. 2135 del Codice Civile.
Sono escluse le imprese in difficoltà, quelle con DURC irregolare non sanato, i soggetti con condanne ostative o ordini di recupero pendenti su aiuti illegittimi. Gli interventi vanno realizzati esclusivamente nel territorio della Regione Puglia.
Sono ammessi investimenti materiali e immateriali coerenti con le due Azioni del bando.
Non sono finanziabili gli investimenti di mera sostituzione, i beni usati, l’IVA recuperabile e i beni non durevoli con vita utile inferiore a cinque anni.
Il contributo è una sovvenzione in conto capitale, erogata a rimborso dei costi effettivamente sostenuti.
Non è prevista una soglia minima di investimento nel testo consolidato. Nella pratica, una PMI con un progetto da 4 milioni può arrivare a 2 milioni di contributo; una grande impresa, a parità di spesa, si ferma a 1 milione.
La Domanda di Sostegno (DdS) si presenta in modalità dematerializzata tramite il portale SIAN e la piattaforma regionale E.I.P. (www.pma.regione.puglia.it), per il tramite di un CAA o di un tecnico abilitato. Prima di tutto va aggiornato e validato il fascicolo aziendale.
È una procedura valutativa con graduatoria: l’ammissione dipende dal punteggio sui criteri di selezione, non basta possedere i requisiti formali. Le opere edili vanno computate sul Prezziario Regionale delle Opere Pubbliche della Puglia 2025; per le altre voci servono tre preventivi comparabili, gestiti tramite l’apposita funzione del portale SIAN. Le finestre operative sono scaglionate: operazioni preliminari entro il 02/07/2026, redazione dell’EIP entro le ore 11:59:59 del 09/07/2026, rilascio finale della domanda entro le ore 11:59:59 del 16/07/2026.
Il regime di aiuto dipende dal prodotto finale. Per i prodotti che rientrano nell’Allegato I del TFUE il sostegno è concesso ai sensi dell’art. 42 del Trattato, senza massimale de minimis. Per i prodotti finali non agricoli (fuori Allegato I) si applica invece il regime de minimis del Reg. UE 2023/2831, con un tetto di 300.000 € per “impresa unica” nell’arco di tre esercizi. Il cumulo con altri aiuti pubblici è ammesso, ma solo nel rispetto delle intensità massime consentite, e vale il divieto di doppio finanziamento sulle medesime voci di spesa.
Il tetto de minimis da 300.000 € può diventare il vero limite per chi produce beni finali non agricoli: in quel caso conta tutto ciò che l’impresa unica ha già ricevuto nel triennio. Trattandosi di graduatoria, conviene curare i criteri di premialità, ad esempio le certificazioni di processo o di prodotto. Le scadenze sono ravvicinate e la profilazione su SIAN/EIP richiede tempo: meglio attivare per tempo il CAA e il tecnico incaricato.
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